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PIAZZA BIANCO

Le memorie di guerra di papà. «Ora sogno di farne un libro»

Giovanni ha riscritto il diario del padre: «Qualcuno lo pubblichi»

Fosse scavate all’alba, pallottole che fischiano e viveri che scarseggiano. Ricordi della Grande Guerra, mai svelati per anni e finiti un giorno, dopo molto tempo, in un diario. Tuttavia, nessuno ha mai letto quelle pagine, perché scritte metà in piemontese e metà in un italiano poco comprensibile. Sono le memorie di Antonio Ferrero, soldato italiano che combatteva gli austriaci sul fronte. A riscriverle ci ha pensato Giovanni, il figlio, che oggi ha 94 anni e vive in piazza Bianco, a Mirafiori Nord. E adesso cerca qualcuno interessato a pubblicarle. «Vorrei trovare un editore – spiega Giovanni – o un appassionato incuriosito dalle vicende di mio padre. Certo, spero di non dover spendere una fortuna».

Suo padre, Antonio, noto come “barba Tone”, è nato a Volpiano nel 1896 e a 19 anni è stato chiamato alle armi. A casa ha fatto ritorno solo nel gennaio 1920, a guerra finita da un pezzo. Più di quattro anni lontano dalla famiglia, nei quali Antonio ha vissuto in prima persona gli orrori del conflitto. «Era spesso in prima linea, sul Carso – racconta il figlio – e ha perso molti compagni. Marciava per giorni e doveva fare i conti, oltreché col nemico, anche con i pidocchi». Un’odissea che dopo la guerra è proseguita in Ungheria. Qui, Antonio e i suoi commilitoni dovevano coprire le spalle ad altri soldati italiani in missione a Budapest. «Quegli anni sono stati un inferno».

Un inferno che però Antonio si è tenuto dentro per decenni. Poi un giorno, con la moglie all’ospizio e lui solo in casa, la decisione. I suoi trascorsi dovevano finire in un diario. Ma “barba Tone” aveva solo la quarta elementare e così le memorie, pur se appuntate con tanto di data, erano poco decifrabili. Dopo la sua morte nel 1985, il diario è rimasto sugli scaffali. Lo ha ripreso Giovanni, per caso. «Papà mi aveva detto di tenerlo, per ricordo. Ma io volevo fare di più». E così lo ha riscritto tutto, in un italiano più corretto ma riportando in maniera fedele il vissuto del padre. Ora, la speranza è far conoscere la storia e di buoni motivi ce ne sarebbero eccome. Uno su tutti ce lo ricorda lui, dall’alto dei suoi 94 anni. «Chi leggerà queste righe, alla fine dovrà essere ancora più convinto che la guerra è un errore, sempre».

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