Foto di repertorio (Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Le logiche dei poltroni

La crisi dell’auto non si ferma e la produzione dell’ex Fiat (poi Fca e infine Stellantis) dal 2017 è calata del 45 per cento passando da 743 mila vetture l’anno a poco più di 400mila. Vero è che si salva in parte Mirafiori grazie soprattutto alla produzione di 500 elettriche e ad una ripresina di Maserati, ma il futuro appare carico di ombre. Rese ancora più oscure dall’impatto negativo dei ricambi (semiconduttori in primis) sulla produzione. Lo dice non uno qualsiasi, ma il segretario nazionale della Fim Cisl richiamando il governo alle proprie colpe per «la mancanza di incentivi statali verso le motorizzazioni elettriche e ibride» nella finanziaria 2022, invocando un tavolo su Stellantis e sull’automotive in generale. Un settore che fa lavorare un milione e trecentomila addetti, che tuttavia pare non produca il Pil necessario a smuovere i burocrati che scrivono le veline a chi, sugli scranni del Parlamento, poco sa e poca voglia ha di informarsi. Cose già viste, nel recente passato, che tuttavia avrebbero potuto trovare soluzioni. A partire dalle decisioni, poi abortite, sulle delocalizzazioni dei grandi gruppi (Fca/Stellantis in particolare) e dall’incuria – consentitemi il termine – di chi, a Roma dovrebbe occuparsi di industria, lavoro e soprattutto del calo dell’occupazione. Un problema grave per il Piemonte che pure è ben rappresentato nelle stanze che contano visto che di deputati e senatori ne abbiamo eletti una cinquantina. Un intero plotone al quale andrebbe quantomeno richiesto di portare avanti le istanze del territorio. Salvo poche eccezioni, ciò non è avvenuto, o almeno i saggi (poltroni a parte) non hanno avuto l’assenso dei partiti di riferimento per difendere uno dei settori chiave della nostra economia. L’anno parte male e altre nubi si addensano sull’elettrico e sulle produzioni alimentate a idrogeno. Dunque vengano pure i tavoli governativi, ma senza le solite, ormai inammissibili chiacchiere, mentre grandi aziende con tradizioni centenarie rischiano di chiudere.
beppe.fossati@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo