(foto depositphotos)
Il Borghese

Le lacrime di Marta

Era attesa a questo appuntamento, anzi era praticamente predestinata: lo stato di forma, i mondiali in Italia, l’assenza della rockstar Goggia, Marta Bassino da Borgo San Dalmazzo era la nostra atleta con il “dovere” di vincere qualcosa ai mondiali di Cortina, pena l’accusa di fallimento. La crudeltà dei soloni dei pronostici, si sa, non perdona. Perché è tutto vero quello che si può dire, ma poi sulla neve basta una lamina che tiene un po’ meno, un’ombra appena accennata, un centimetro appena troppo vicino o troppo lontano dal palo. E l’inizio travagliato di questi mondiali non ha aiutato di certo. Ma alla fine Marta ce l’ha fatta, anche se le bizzarrie del regolamento la mettono ex aequo con la rivale austriaca: medaglia d’oro. Qualcosa che le azzurre aspettavano dal 1997, quando i mondiali si disputavano a Sestriere. «Solo sul podio, cantando l’inno, mi sono resa conto che ero campionessa del mondo, e ho dovuto smettere, mettendomi a piangere» ha raccontato ai giornalisti dopo la giornata incredibile. E ora è lei la nostra star, una ragazza cresciuta sulle nevi piemontesi, alla scuola di grandi tecnici, una per cui l’esercito ha fatto persino un’eccezione, arruolandola anche se aveva appena sedici anni, pur di averla nel proprio centro sportivo. Già, perché ricordiamoci che questi campioni che tanto ci fanno esultare, magari per mondiali o olimpiadi, sono quasi tutti militari, perché è l’unico modo, almeno in Italia, di avere uno stipendio che consente di affrontare una vita di allenamenti continui, di sforzi per emergere fra i tanti che invece restano indietro. Ma lo sport non miliardario ha qualche valenza per l’Italia, che ha al momento rinunciato anche a un apposito ministero?

andrea.monticone@cronacaqui.it

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