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Il Borghese
L’ORRORE

Le fosse comuni ultima vergogna

I campi nei pressi di Mariupol. E Putin nega la tregua per la Pasqua ortodossa

L’orrore non ha fine in questa guerra medioevale che Putin ha ordito contro l’Ucraina, e la sua gente. Una guerra di sterminio e di abomini, costellata di crimini indicibili, di violenze, di stupri e sociata nella distruzione sistematica di case, strade, scuole e persino ospedali. Una guerra d’assedio prima condotta con un esercito di tank finiti impantanati nel fango e nella neve e poi trasformati in obiettivi immobili per la resistenza, e poi affidata ai bombardamenti sistematici, ossessivi, persino mal calibrati visto che ci sono volute settimane per colpire i veri obiettivi strategici.

Ed è in questo contesto di battaglie primitive che i soldati e i mercenari maledetti di Putin, ossia tagliagole ceceni e terroristi siriani, hanno scatenato la loro violenza brutale sulla popolazione. Sui vecchi, sulle donne, sui bambini. E poi ancora sui malati, sui disabili. Una strage che abbiamo dovuto registrare mentre si susseguivano le immagini di uomini torturati e poi finiti con un proiettile alla nuca, di corpi di donna devastati dagli stupri, di bimbi accartocciati come bambole di pezza tra le macerie. Centinaia si disse nei primi giorni successivi alla ritirata dei russi verso il Dombass. Ma le cifre del massacro sono da incubo vero. Specie attorno alla città martire di Mariupol.

In due mesi dall’invasione potrebbero esserci 9mila corpi sepolti nelle fosse comuni a Manhush, un villaggio a 20 chilometri dalla città. A dirlo sono le autorità locali e a scovare le fosse comuni, immense e abbandonate in quei campi che facevano dell’Ucraina uno dei granai d’Europa, sono le immagini satellitari diffuse da Maxar Technologies che mostrano il luogo esatto dove i cadaveri sono stati gettati e poi coperti dalla terra con grandi escavatori. A guerra finita, se ci sarà riscontro nelle indagini delle forze multinazionali, questo sarà uno dei peggiori crimini che la storia ricordi. E che vanno ad aggiungersi alle stragi e alle altre fosse comuni scoperte nei villaggi devastati dai russi.

È stata questa sequenza di immagini a rendere ancora più mesto l’inizio della 58esima giornata di guerra, segnata poi dal rifiuto di Putin di concedere una tregua di quattro giorni in occasione della Pasqua ortodossa, motivando il rifiuto con queste parole: «La tregua umanitaria inizierà quando le forze ucraine rintanate nello stabilimento Azovstal di Mariupol, bloccato dall’esercito russo, alzeranno bandiera bianca». E ciò a dispetto di almeno centomila civili ancora intrappolati nella città, costretti a vivere come topi rintanandosi in anfratti e cantine, senza acqua e cibo, con bimbi che invocano la salvezza e anziani che muoiono di fame. L’ultimo abominio mentre i suoi sgherri (o se volete ministri e generali) dettano le condizioni: vogliamo il pieno controllo del Dombass e del sud dell’Ucraina.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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