Le formichine

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John Bogart, caporedattore del New York Sun, scrisse nel 1882 «un cane che morde un uomo non fa notizia, ma un uomo che morde un cane sì». E nel VI secolo a.C. il filosofo taoista Lao Tzi scrisse «Fa più rumore un albero che cade di un’intera foresta che cresce». I giornali non sprecano inchiostro per le foreste che crescono. Ai formicai delle spiagge a pagamento, ad esempio, dedicano solo statistiche o battute ironiche. Le formichine che d’estate si sdraiano sui lettini in settima fila non fanno notizia, sono le stesse da una vita in qua. Anche i riti son sempre quelli: l’arrivo in spiaggia di buon’ora («con quel che costa…»), le parole crociate, l’abbronzatura, la passeggiata sulla battigia a commentare gli altri bagnanti («guarda che cellulite… ma che costume si è messa?»), un bagno ogni tanto per rinfrescarsi (ma da fermi con l’acqua al petto, massimo due bracciate) il giro in pedalò, il castello di sabbia per il bimbo, il caffè e la sigaretta al bar, la partita a carte, le chiacchiere. Tutti lì, sempre lì, mamme e papà che hai visto nascere, teste che hai visto incanutire, pance, calvizie e vene varicose una volta impensabili. È la foresta che cresce, senza far rumore. Niente cani (mordenti, morsi o neutrali) a sgusciare fra le sdraio, inseguir palline in acqua, scuotersi sul bagnasciuga od ansimare sotto l’ombrellone: la spiaggia per loro è vietata. Mi affascina osservare come questo spettacolo si replichi, praticamente identico, nei decenni. I media strillano di mode, scioperi, incidenti, voli annullati, descrivono vacanze avventurose e mete esotiche, e le formiche sempre lì: «Bentornato ragioniere, come va? Ma lo sa che la trovo proprio bene?».

collino@cronacaqui.it

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