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Il Borghese

Le false promesse

Due numeri per disegnare quella che ormai è una calamità occupazionale: 25mila posti di lavoro persi nel settore manufatturiero, 5mila a rischio nei prossimi mesi, se non addirittura nelle prossime settimane. Il Piemonte è di fronte a un’emergenza che non ha precedenti e che si scontra con le tradizioni di questa terra che è stata, non dimentichiamolo, la capitale dell’auto e del suo indotto, ma anche del design, della chimica, del tessile. Non a caso ieri il Consiglio regionale ha ratificato all’unanimità la richiesta del presidente Alberto Cirio di un piano straordinario per uscire dalla recessione. Con uno scrollone forte al governo che tace nonostante le tante promesse di aiuto, puntualmente disattese. Non ultima quella di contributi sostanziosi da parte del premier Conte nell’autunno scorso. In sintesi Cirio chiede al governo che fine hanno fatto i fondi per l’area di crisi complessa di Torino. E lo dice con durezza rivolto a maggioranza e opposizione riunite a Palazzo Lascaris a cui chiede unità di intenti e impegno perché il panorama è ancora più fosco di quanto dicano i numeri della disoccupazione messi in fila dall’Istat. E soprattutto Torino e il Piemonte vivono una stagnazione aggravata da un isolamento che fa di questi territori una sorta di periferia dell’impero. Si è perso tempo in ogni settore strategico a cominciare dai cantieri, come quello dell’Asti-Cuneo altra promessa disattesa da Roma a cui si aggiungono i timori per i grandi stabilimenti Fiat dopo la fusione con Peugeot e l’impegno a fare di Torino il nuovo polo dell’elettrico. Con un timore, che finisca come il polo del lusso ridotto ormai a produrre solo qualche Maserati.

fossati@cronacaqui.it

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