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IL REPORTAGE La Torino a pezzi, in mano all’incuria

Le fabbriche fantasma: dai ruderi di Italia ‘61 fino alla vecchia Fimit

Tecumseh, Ogm e Teksid sono cattedrali nel deserto. Accampamenti per disperati tra Osi-Ghia ed ex Carlin

Vecchie fabbriche lasciate al degrado e all’incuria. Una città “fantasma” divisa tra l’abbandono totale e le occupazioni di chi ha perso tutto. Così anche una città come Torino può nascondere mille segreti, mille facce della stessa medaglia. Luoghi che attendono di rinascere, altri che un progetto ce lo avrebbero anche. Non fosse per il Covid che ha rallentato tutto. Ciò che è fermo, intanto, marcisce nell’attesa dei progetti di recupero. La recente storia industriale della nostra città grida vendetta. Dall’ex Fimit alla Grandi Motori passando per l’area Ponte Mosca: da vent’anni, almeno, l’ombra lunga degli operai ha lasciato spazio al degrado e alla distruzione. Segnati uno di seguito all’altro, su un’ipotetica mappa, andrebbero a comporre una sorta di guida per una Torino che non esiste più. Da Madonna di Campagna a Barriera di Milano fino a Mirafiori Sud, attraverso un vero e proprio percorso a ostacoli.

Le facce di Mirafiori
Partiamo da strada del Portone. Alle spalle dell’ex campo rom ci sono le officine Bertolamet. Quasi 80mila metri quadrati di edifici industriali, costruiti negli anni ’50 e inutilizzati dal 2010.

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