abusivi stura
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Le emergenze valgono oro

Ci sono le case in legno e lamiera e gli ammassi di rifiuti. I bambini che giocano tra i cadaveri dei topi mentre le mamme stendono i panni e i padri che, quando il sole è già alto da un pezzo, dormono per recuperare le forze dopo una notte trascorsa chissà dove. In lungo Stura, a due passi dalle ringhiere che hanno chiuso con un muro la lunga storia della baraccopoli più grande d’Europa, c’è tutto quello che c’era prima. Con un altro campo abusivo che per ora è più piccolo ma, stando a quel che si racconta, è in continua espansione. Sono già una cinquantina, pare, i nuovi abitanti dell’ultima città nella città nata all’ombra della Mole e dei grandi eventi di cui quaggiù, nell’estrema periferia, non arriva neppure un piccolo riflesso dei tanto decantati bagliori. Chi vive qui, oggi come allora, è un invisibile. Un po’ perché si nasconde, un po’ perché al mondo fuori fa comodo così. A partire dalla politica, per cui la nuova baraccopoli rappresenta l’ennesimo smacco. Andando a confermare la regola che ha sempre accompagnato la storia degli insediamenti abusivi in questa città. Ossia che sgomberato un campo, se ne fa un altro. Dopo aver speso un bel po’ di milioni, ovviamente, per organizzare l’operazione e convincere gli occupanti ad andarsene, con benefit e incentivi che messi insieme valgono grandi cifre, ma per chi li riceve sono del tutto insufficienti a iniziare una nuova vita che a molti non interessa neppure. Fassino, per “liberare” il lungo Stura, spese 5 milioni. E il risultato fu una diaspora verso via Germagnano, poi sgomberata da Appendino spendendo un po’ meno, ma con lo stesso esito. Anzi. La cacciata degli zingari romeni che avevano costruito una bidonville accanto all’Amiat, unita a quella dei bosniaci che vivevano senza più averne diritto nelle casette in muratura ormai devastate nel campo regolare, dopo il blitz a Cinque Stelle ha dato il via a un fenomeno nuovo. Con i “profughi” che a colpi di palanchino hanno aperto gli alloggi sfitti dell’Atc, conquistando le case popolari. Gli altri, sono tornati indietro. In lungo Stura, dove qualcuno ha venduto loro i terreni degli orti. Perché i disperati, gli zingari, il degrado, si prestano benissimo alla retorica dell’emergenza ma poi, davanti al denaro frusciante, per qualcuno diventano una succulenta risorsa.

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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