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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Le coltellate agli infermieri

Mancava ancora un passaggio per il “liberi tutti” che segna anche formalmente la fine della linea dura anti-pandemia, e il governo l’ha inserito nel cosiddetto “decreto Rave”: l’isolamento delle persone infettate dal Covid, che oggi dura cinque giorni, si interromperà senza più dover fare un tampone. Affidando dunque al buon senso e alla responsabilità dei cittadini la decisione di tornare a scuola, in negozio o in ufficio senza rischiare di infettare gli altri. Passa dunque la linea del ministro della Salute Orazio Schillaci, che fin dal giorno dell’insediamento ha spinto per questa svolta che segna un cambio di passo netto rispetto al predecessore, Roberto Speranza. Il Covid, d’ora in avanti, sarà trattato come una normale influenza. E forse è giusto così. Ma il Coronavirus, intanto, continua a correre, facendo a gara con l’Australiana, le bronchiti, le bronchioliti, i virus sinciziali. Con gli ospedali che si trasformano in lazzaretti sovraffollati in cui si viene parcheggiati in barella per giorni, tra mille tensioni. Come a Moncalieri, dove l’altra notte un paziente ha accoltellato due infermieri, prima di cercare di dar fuoco al pronto soccorso. I sindacati protestano. Le istituzioni tacciono. E la sanità pubblica, dopo tre anni di lockdown, restrizioni varie e tanti morti, rimane la stessa di prima. Se non peggio. Perché in tanti l’hanno abbandonata, stremati, per trasferirsi in quella privata, in cui si lavora meno, meglio, pagati di più. Senza investimenti e con pochi interventi concreti, più utili a raggranellare qualche forma di consenso che ad altro. Come l’addio ai tamponi, che non a caso è inserito tra le righe di un decreto dedicato ai rave, che come è noto, per chi non riesce ad arrivare a fine mese e deve attendere mesi per un esame, sono una vera priorità…

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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