omicidio alessandrino
Cronaca
IL CASO

Le chiede un passaggio e la violenta: lei lo travolge con l’auto e lo uccide

Una ventenne assolta in primo grado per legittima difesa ora rischia la condanna in appello

«Quella sera ho dato un passaggio a quell’uomo perché era anziano, un senza tetto, e pensavo di fare una buona azione. Quando eravamo fuori dal paese, lui in auto si è abbassato le mutande e ha iniziato a toccarsi. Ho deviato su una stradina di campagna, urlandogli di scendere. Ma mi ha aggredita. Mi sembrava di vivere un film horror». Aveva 22 anni Aurelia, la ragazza che ha subito una violenza sessuale la notte del 31 dicembre del 2018 in un paese dell’Alessandrino. L’incubo che ha vissuto allora prosegue ancora oggi. Perché il suo presunto stupratore, Massimo Garitta, eroinomane di 53 anni, quella sera morì investito dall’auto guidata dalla ventenne, che oggi – al processo d’Appello – risponde di omicidio volontario. In primo grado il gup l’ha assolta per legittima difesa, avvalorando la tesi della ragazza, che aveva spiegato: «In auto mi ha tirato sei pugni, abbassato i pantaloni. Sono riuscita ad uscire. Lui è sceso, io sono riuscita a risalire e a chiudermi dentro. Ma lui si è piazzato davanti alla macchina, non appena avevo messo in moto, per fermarla. Mi fissava sorridendo. Come in un film dell’orrore». La ventenne lo investì per salvarsi da una imminente seconda violenza sessuale, questo il senso della sentenza del gup Aldo Tirone. Ma la procura di Alessandria ha fatto appello contro l’assoluzione, sostenendo che non ci sarebbero prove a conferma della versione di lei, che forse avrebbe fermato l’anziano per comprare della droga. Ieri, davanti alla Corte d’appello, il pg Marcello Tatangelo ha chiesto la rinnovazione del dibattimento, ovvero che si rifaccia il processo, sentendo di nuovo l’imputata, i consulenti tecnici, i testimoni. Il caso è difficile, e sono molti gli aspetti da comprendere. La recente e contestata riforma Cartabia impedisce che si possa fare la rinnovazione del dibattimento dopo un’assoluzione in abbreviato. Ma la procura generale ha provato a ugualmente a chiederla alla Corte d’Appello – che ha accolto la richiesta – sulla base del fatto che la riforma diventerà esecutiva a giugno.

L’imputata, dunque, dovrà affrontare un nuovo procedimento rischiando una condannata, quando, da quanto emerge, quella sera avrebbe lottato per difendersi da un uomo che voleva farle del male.

Erano le 18 passate dell’ultimo giorno dell’anno del 2018 quando la 22enne, che si preparava a festeggiare Capodanno, fece salire in auto quell’uomo, che chiedeva l’elemosina in piazza e che sembrava inoffensivo nel chiederle: «Portami al cimitero». Arrivati a destinazione, lui non scende. «Mi sono sbagliato, devo andare più avanti», dice alla ragazza, che continua a guidare. «Pensavo – aveva detto lei alla procura – che dovesse incontrare dei venditori ambulanti. Uscita dalla rotonda, ho visto che si è abbassato i pantaloni e messo le mani nelle mutande. Avevo paura. Ho imboccato una stradina di campagna, gli ho urlato di scendere. Ma lui mi ha colpita al petto con la mano sinistra, con l’altra mano mi bloccava. Mi sono rifugiata sul sedile posteriore. Mi ha tirato giù i jeans e dato sei pugni. Urlavo “fermati”, ma lui si è messo al posto del passeggero per impedirmi di uscire». La giovane dopo una colluttazione – che le lascia dei lividi rilevati dal consulente, evidenti dopo sette giorni – alla fine riesce a uscire dall’abitacolo. Lui la segue. E in quella stradina sterrata, in mezzo a un campo buio, ricorda lei, «lui mi fissava sorridendo». «Avevo sempre più paura – aveva ricordato la giovane – sono riuscita a risalire in auto e mi sono chiusa dentro. Lui mi è venuto incontro mentre stavo sterzando. Mi si è parato davanti alla macchina coi pantaloni abbassati. Se mi fossi accorta di avergli fatto del male avrei chiamato il 118».

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