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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Le castagne nelle tasche

Il governo aveva avuto troppa fretta di giubilare lo smart working, perché a certi professoroni danno fastidio gli uffici vuoti, li equiparano ai divani pieni. Troppa fretta, si diceva, ma non perché il Covid stia rialzando la testa, o meglio: non solo. Lo smart working sta diventando la risorsa delle aziende che devono tagliare i consumi per far fronte al caro bollette. Così, se i piccoli negozi spengono una o due vetrine o tirano giù la serranda prima, le fabbriche distribuiscono abbigliamento più pesante e stufette agli operai – lavorare al freddo, così come troppo al caldo, espone al rischio di maggiori infortuni -, gli uffici cominciano a chiedere agli impiegati di alternarsi nel lavorare da casa, di modo che ci siano meno luci accese, meno apparecchiature connesse e via dicendo. Anzi, con le stanze vuote è anche possibile spegnere il riscaldamento. Che però sarà acceso a casa dei lavoratori… Quindi, l’azienda prova a risparmiare, ma il lavoratore come fa? Perché il lavoratore è quello cui è stato detto di imparare a non sprecare l’acqua, di chiudere bene la porta del frigo, è quello accusato di volere il condizionatore acceso anche in tempi di guerra, quello che adesso imparerà a vestirsi di nuovo a strati, a mettersi le castagne calde nelle tasche per scaldarsi le mani – perché il lavoratore la prende sempre in saccoccia -, a nuotare nello tsunami dei folli dell’energia. In tutto questo, per mia curiosità, il governo – quello uscente per adesso, a quello nuovo chiederemo nel caso -, i colossi degli extraprofitti, cosa fanno? A cosa rinunciano?

andrea.monticone@cronacaqui.it

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