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Le carezze dei ricordi

Il lockdown aiuta le riflessioni, e quelle sulla vita partono inevitabilmente dalla propria. Cultura ed esperienza aiutano a fare i bilanci, e nel fare il mio mi accorgo che la civiltà è cambiata di più durante i 70 anni della mia vita che nei precedenti 200. Sono nato a metà ‘900, ma sono cresciuto nell’800, perché ho assorbito idee e regole ottocentesche dai miei genitori, che a loro volta le avevano assorbite dai miei nonni, coi quali io stesso parlavo (e assorbivo). Quando sento parlare di “padri assenti”, quando vedo nei film dei giovani piagnucolare “tu papà quando avevo bisogno non c’eri mai, ho passato giornate intere ad aspettare che mi portassi qua o là”, ricordo che il mio fu un padre buono, onesto, gioviale, ironico, autoritario quanto bastava per domare delle bestiole scatenate come noi, ma dirigeva e basta. Raramente giocava con noi, eppure capivamo che ci amava, che lavorava duro per noi, e ci bastava. Coi fratellini passai da gagno interi inverni al mare da mia nonna. Lei non giocava mai con noi, e se facevamo le bizze ci sculacciava, ma ci voleva un bene dell’anima e noi lo capivamo. Giocavamo fra noi, anche senza giocattoli. L’ho fatto sempre, ed ero felice. Facevo i carrettini coi cuscinetti a sfera, ero un vasco a centrare i piccioni al volo con la cerbottana, giocavo a biglie, a figiu e a pallone all’oratorio. Respiravo amore, e rispettavo talmente “i grandi” che accettavo le loro regole, anche se a volte non le capivo. Più avanti ho fatto studi, esperienze e ribellioni giovanili, son stato padre e nonno anch’io, ed ora eccomi qui. Plasmato dalla sorte, dal tempo e dai miei ascendenti. Orgoglioso di loro, anche se non mi portavano al cine. È strano?

collino@cronacaqui.it

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