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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Le campagne cannibalizzate

Colpisce il fatto che noi, così abituati a portare in tasca una intelligenza artificiale e a usare nelle mille cose della quotidianità una tecnologia inimmaginabile fino a pochi anni fa, di fronte agli eventi climatici siamo indifesi e deboli come lo erano i nostri antenati: la pioggia ci spazza via, la siccità brucia le nostre città energivore, alluvioni e bombe d’acqua si fanno beffe dei nostri algoritmi. Ma il nostro antico antenato, che pure ha scoperto il fuoco solo per bruciare la casa del vicino, aveva il buon senso di temere la natura e quindi di rispettarla. Noi, al di là dei fondi stanziati che sono sempre troppo pochi, delle politiche ambientali talmente attente da negare persino l’evidenza di un cambiamento climatico in atto, i nostri territori non li abbiamo rispettati, li abbiamo cannibalizzati. Nello spazio di una generazione, circa un quarto di secolo, abbiamo perso oltre un terreno agricolo su quattro a causa dell’abbandono e della cementificazione, aree perse che «avrebbero garantito l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde e aggravano la pericolosità idraulica del territorio». Lo dice la Coldiretti, spiegando che le piogge, così violente dopo le ondate di caldo perché anche il mare che ci circonda è più caldo e provoca uno scontro di correnti, in pratica cadono su terreni secchi, impermeabili, diventando masse d’acqua che scorrono inarrestabili come biglie su un piano inclinato. Nove comuni su dieci, in Italia, hanno il territorio in aree a rischio. In compenso, e sia la politica miope sia quella che si indigna lo dimenticano, «la legge sul consumo di suolo giace da anni in Parlamento». Inamovibile, anche per le alluvioni.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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