IL FATTO La ricerca di una équipe dell’Università di Torino

Le bambole del sesso per studiare i maniaci e curare gli stupratori

Osservato il comportamento di alcuni detenuti per capire il rischio di recidiva dei condannati

Alcune “bambole del sesso” sono state utilizzate in un esperimento di psicologia criminologica

Stupratori torinesi e robot del sesso al servizio della scienza. Per cercare di capire se l’utilizzo di androidi costruiti a scopo sessuale incoraggi la violenza o se sia in grado di inibire le tendenze di chi abusa.

Non è un immaginario distopico. La fragilità umana da tempo allevia le proprie fatiche, nasconde le proprie insicurezze o perversioni, con l’ausilio delle relazione sintetiche: che sia un robot per aiutare a sbrigare le faccende di casa, guidare un’automobile, una bambola come amante o un “sexbot” come mezzo per gratificare la propria sessualità. Senza sforzo, senza pudore, senza resistenza alcuna.

Il punto è proprio questo: verificare se i “sexbot” vengano utilizzati dalle persone per avere esperienze sessuali di diverso tipo e per incrementare l’immaginazione e le fantasie, oppure se il loro utilizzo possa evolvere in una caratteristica propria di coloro che agiscono con comportamenti sessualmente abusanti.

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