CIRCOSCRIZIONE 5

Le aree gioco cadono a pezzi, per i giardini mancano i fondi

In piazza Mattirolo l'ultimo caso. Arena: «Budget risicato»

Panchine rotte, altalene riparate alla buona con lo scotch e un ponticello tenuto su con del nastro bianco e rosso. È il triste destino delle aree gioco della Circoscrizione 5, prese di mira dai vandali oppure dall’incuria. L’ultimo caso lo segnalano i residenti del quartiere Madonna di Campagna: è quello di piazza Mattirolo. Un giardino come tanti in Torino ma estremamente pericoloso. «Di problemi ne abbiamo tanti – spiega la coordinatrice al Verde della Cinque, Alice Arena -. Molti giardini necessiterebbero di una manutenzione importante ma con meno di 20mila euro annui è davvero difficile fare dei buoni lavori».

In piazza Mattirolo i bambini rischiano davvero di farsi male. Le altalene potrebbero rompersi da un momento all’altro, le panchine perdono le assi e persino il ponticello di legno non sembra godere di ottima salute. Addirittura a volte capita che siano i residenti a effettuare le riparazioni. Non essendo, però, dei tecnici il lavoro è quel che è. Nobile, senz’altro, ma non a norma.

«Il caso del seggiolino rotto – continua Arena – parla da solo. I cittadini ci danno una grande mano ma non è questa la strada corretta. Possiamo anche chiedere una mano per i lavori ma il budget, come detto, è ridotto e dobbiamo fare delle scelte». Anche l’anno scorso la Cinque gridò allo scandalo. Con l’area giochi di AxTo di via Scialoja nel mirino dei vandali. Il vero e proprio boom di danni, però, risale alla scorsa estate.

Con un tris di raid: ancora piazza Mattirolo con il gioco-combinato che dà lustro alla piazza transennato in quanto ritenuto pericoloso. E poi i giardini Allievo di via Vibò dove ignoti ragazzi si sono divertiti a rompere le altalene, giocando con le altalene e i sellini fino a renderli inutilizzabili. Ultimo campanello d’allarme quello di via Giachino dove i vandali hanno rubato i sedili delle altalene e usato l’asse di una panchina per costruire un’altalena. A farne le spese, tanto per cambiare, sono stati i cittadini onesti.

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