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Cronaca
Un colpo di pistola alla panettiera di via Baltea

Le accuse alla moglie: «Mi tradisci». E poi le spara in faccia

Il marito geloso scappa e minaccia il suicidio, poi si consegna ai carabinieri. La vittima è fuori pericolo

Davanti al pronto soccorso del San Giovanni Bosco i parenti e gli amici di Stefania Troiano si stringono in un abbraccio e temono per la vita della donna. Poi esce una dottoressa che li rincuora: Stefania, che ha 46 anni e che gestisce una panetteria in via Baltea, all’angolo con corso Palermo, non è grave, se la caverà con poco. È ferita alla testa, le ha sparato il marito, Ivan Sicali, autotrasportatore di 47anni, al culmine di una lite. La coppia vive a Settimo Torinese. «Un’unione felice», racconta il barbiere che ha la bottega proprio accanto alla panetteria. «Hanno due figli grandi e sistemati», dicono nel quartiere, ma da qualche tempo il rapporto è sembrato piombare in una crisi profonda. Lo si evince dalle dichiarazioni rilasciate da Sicali ai carabinieri della Tenenza di Settimo Torinese, dove si è costituito: «Sospetto che mia moglie abbia un amante» e lo ha messo nero su bianco su un biglietto scritto poco dopo aver sparato alla donna, quando l’autotrasportatore sembrava deciso a farla finita: «Ringrazia il tuo amichetto…». Poi ha cambiato rapidamente idea e si è consegnato al luogotenente Ivan Pira della compagnia dei carabinieri di Chivasso.

Proprio in quel mentre, a Torino, la polizia che è titolare dell’indagine, lo cercava in lungo e in largo e la Scientifica effettuava i rilievi nel cortile sul retro della panetteria dove è avvenuto il ferimento. Non ci sono testimoni oculari, ma qualcuno, pur non vedendo, ha sentito. Stefania e Ivan discutevano a voce alta, erano da poco passate le 13,30 di ieri. «Lui la accusava d’essere una poco di buono. Lei diceva che si era sempre fatta in quattro per la famiglia». Poi il rumore cupo, quasi ovattato, della semiautomatica calibro 6, caricata con una piccola cartuccia a palliniUna pistola da borsetta, poco precisa e allo stato dei fatti non si può ancora determinare se l’uomo abbia mirato al volto. In ogni caso i pallini hanno raggiunto la donna alla testa, ferendola vistosamente al cuoio capelluto e, in parte, in faccia. Dopo aver premuto il grilletto, Ivan Sicali è salito in auto e si è dileguato.

A dare l’allarme è stata la stessa panettiera che è riuscita a chiedere aiuto ai residenti del palazzo e ai vicini commercianti. Questi hanno chiamato il 112 e la polizia. Il personale sanitario dell’ambulanza ha suturato per quanto possibile la ferita e trasferito la donna al pronto soccorso, dove è stata sottoposta ad un intervento ambulatoriale, necessario per asportare i pallini. Ne avrà per qualche giorno, ma la prognosi non è nefasta o riservata e, ciò che più conta, Stefania Troiano non corre pericolo di vita. Suo marito, intanto, ha vagato per circa un’ora, ha scritto alcuni biglietti di addio, è passato a casa a prendere un’altra pistola (una calibro 21 regolarmente denunciata, come la prima), deciso a farla finita. Ha sostato in auto vicino a casa, in strada San Mauro, poi si è spostato nei pressi della caserma dei carabinieri e ha deciso di arrendersi: «Ho fatto una cavolata», ha detto consegnandosi ai carabinieri e poi ha aggiunto: «Non mi sono ucciso, perché ho pensato ai miei figli». Profonda commozione a Barriera di Milano per il ferimento della commerciante, molto conosciuta e stimata: «Un anno fa Stefania aveva subìto un furto in negozio, ma aveva continuato a lavorare, determinata a non mollare l’attività di famiglia, anche in un quartiere difficile come questo. Lei è un esempio per tutti noi».

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