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Il Borghese

Il lavoro che non c’è

Il morbo della crisi che sta falcidiando le aziende del torinese colpisce ancora. E falcidia altri posti di lavoro. Centodiciassette nomi che si aggiungono al lungo, doloroso elenco di chi ha perso un’occupazione in questo famigerato 2019. Operai, impiegati, dirigenti. Ieri è toccato alla Martor di Brandizzo, che opera nel settore della componentistica auto con una storia quarantennale di successi, chiedere il concordato in continuità al tribunale di Ivrea annunciando la cessazione dell’attività. Un’altra storia industriale che finisce e che mostra tutte le difficoltà di un settore che è in fortissima sofferenza. L’auto non tira più, a dispetto anche di grandi accordi e di fusioni tra colossi e l’indotto paga la crisi con sofferenze che inducono a profonde riflessioni sul futuro. Torino e il Piemonte sono in crisi profonda e la dolorosa conferma è racchiusa nella richiesta dello stato di calamità occupazionale che il presidente della regione Alberto Cirio ha rivolto al governo. I dati sono drammatici: oltre 4mila posti a rischio del torinese che salgono a quasi diecimila sul territorio regionale, l’eredità tragica di altri diecimila persi dal 2010 ad oggi. Un morbo, dicevamo che colpisce giganti e botteghe e che non risparmia artigiani e commercianti, tanto da far temere che la stagnazione possa avere risvolti ancora più pesanti. L’area di crisi a cui oggi si aggiunge lo stato di calamità impongono un piano per il Piemonte a cui il governo non può sottrarsi coinvolgendo tutte le istituzioni locali. Servono incentivi a chi è disposto ad investire sul territorio e diventano essenziali le garanzie occupazionali dei grandi gruppi. A cominciare da Peugeot-Fca, di cui proprio ieri abbiamo celebrato il matrimonio con rito francese.

fossati@cronacaqui.it

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