Mohammad Ibrahim
Cronaca
IL FATTO

Lavapiatti decapitato in corso Francia: una telecamera ha ripreso l’assassino. Fermato un uomo

Orrore nell’appartamento di un bengalese, due connazionali interrogati tutto il giorno in questura
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In Bangladesh, tra meno di 5 mesi, nascerà un bambino che non potrà mai conoscere il suo papà. Perché lui, Mohammad Ibrahim, 25 anni, emigrato in Italia per lavorare e dare un futuro alla sua famiglia, è stato decapitato nell’appartamento che aveva affittato in corso Francia 93, a Torino. Una delitto terribile e per ora anche senza alcun movente ma con un’unica certezza: a uccidere il 25enne è stato qualcuno che lui conosceva bene.

L’allarme è scattato a mezzanotte, quando il cadavere del bengalese è stato trovato dal suo coinquilino al rientro del lavoro. I due erano anche colleghi: Mohammed lavorava come lavapiatti in un ristorante di Collegno ma martedì sera era di riposo. Il coinquilino l’ha salutato alle 19 e cinque ore dopo l’ha trovato steso a terra, in camera. Decapitato. Le urla dell’uomo hanno svegliato gli altri inquilini del palazzo, dove sono arrivati quasi subito amici e connazionali dei due uomini: «Quando sono entrata in casa – ha raccontato una di loro – ho visto che sul fornello c’era un pentolino con il coperchio trasparente. Si vedevano ancora le gocce di vapore». La porta non aveva segni di effrazione e in casa – dove non c’erano segni di colluttazione – non sembrava mancare nulla. Mohammed quindi potrebbe aver aperto la porta al proprio aggressore. O forse questo era già in casa. Perché uno dei particolari notati dagli uomini della squadra mobile, incaricati delle indagini, è che in casa ci sono 4 letti ma gli inquilini “ufficiali” sono solo dueForse proprio per capire chi dormiva sugli altri due letti, da ieri mattina e fino al momento di andare in stampa, il collega di Mohammed e un altro connazionale sono stati interrogati in questura.

Una risposta potrebbe arrivare anche dalle analisi delle telecamere di videosorveglianza. Non solo quelle dei negozi vicini, ma soprattutto quella installata dal condominio nel cortile e che riprende tutti coloro che entrano ed escono dal portone.

L’assenza di segni di lotta e il fatto che gli altri inquilini del palazzo non hanno sentito grida farebbe ipotizzare che il lavapiatti sia stato aggredito alle spalle, con una violenza tale da non avere tempo e modo di reagire. Prima sgozzato e poi decapitato con un’arma che non è stata ritrovata, forse una mannaia o un machete. Resta il mistero del movente. Mohammed era in regola, non ha mai avuto guai con la giustizia, per amici e vicini era una brava persona, che non ha mai litigato con nessuno. Eppure qualcuno lo odiava al punto tale non “solo” da ucciderlo, ma da decapitarlo. Perché?

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