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Cronaca
IL REPORTAGE. Un’altra giornata di proteste in Valsusa

L’autostrada bloccata con i cavi di acciaio: scontri e bombe carta

Cortei e attacchi alle forze dell’ordine anche di notte. Ma la popolazione si spacca: caffè sospesi ai poliziotti

Massimo, Paola, Giovanni. Hanno scritto con la biro i loro nomi in calce a ricevute di pagamento di decine di “caffé sospesi”, offerti ai poliziotti che presidiano il cantiere Tav di San Didero. Gli scontrini sono appiccicati sulla cassa del ristorante “Paradise”. «Ho dato 50 euro alla cassiera – spiega Massimo – perché si sappia che non tutta la Val di Susa è No Tav, anzi». Eppure, tra l’una del mattino e le 23 di ieri i No Tav l’hanno fatta da padroni, bloccando la bassa Val di Susa e tenendo impegnati mille uomini delle forze dell’ordine. Di notte hanno fermato i treni, hanno esploso bombe carta e cercato lo scontro fisico con carabinieri e poliziotti. La statale 25 è rimasta chiusa nel tratto Borgone – Chianocco per quasi 48 ore. Infine, dopo un lungo corteo, un gruppo di facinorosi vestiti di nero, ha tentato, riuscendovi, a fermare il traffico sull’autostrada del Frejus, su entrambe le carreggiate. Un’azione eversiva e pericolosa per gli automobilisti, perché sulle corsie sono stati gettati tronchi, masserizie, pietre, pezzi di ferro e, da un capo all’altro delle due carreggiate, sono stati tirati lunghi, cavi di acciaio. Un blitz rapidissimo, durato pochi minuti, ma che ha costretto allo stop il trasporto e ha creato code in autostrada. Il blocco è durato più di un’ora: prima è arrivata la polizia, poi il personale della Sitaf che ha ripulito il manto stradale. Dopo gli scontri della notte, il pomeriggio era cominciato con un comizio di una quindicina di sindaci della Valle, quelli di Bruzolo e San Didero, in testa. Attorno a loro circa duemila manifestanti. Il corteo si è snodato lungo le strade della valle per ore, avanti e indietro, costringendo le forze dell’ordine e gli investigatori della Digos coordinati da Carlo Ambra, ad un continuo via vai per bloccare tutti gli sbocchi al cantiere. Infine, alla rotonda di Chianocco, il blitz in autostrada. «Sono dei pazzi – spiega Aimon, conduttore di uno dei Tir che è stato costretto a fermarsi -. Hanno gettato tutta quella roba in strada senza fare alcuna segnalazione. Qualcuno poteva farsi del male». Per i No Tav, ma più nello specifico per l’ala antagonista del movimento, rappresentata dagli squatter di Askatasuna, e per i numerosi anarchici presenti nel corteo, il blocco dell’autostrada rappresenta una vittoria: «Vi faremo penare come oggi per tutta la prossima settimana», urlava al megafono la speaker del movimento rivolta alle forze di polizia. A 200 metri dal cantiere, sempre antagonisti e anarchici e pochi valsusini, da venerdì hanno allestito un campeggio che offre ospitalità a «chi viene da fuori». Doveva essere un’iniziativa per il fine settimana, ma è stato deciso che l’accampamento rimarrà lì a tempo indeterminato. Tacciono sul blitz in autostrada e sull’occupazione dei binari i sindaci No Tav della Val di Susa, preferendo portare il discorso su altro: «Al cantiere dell’autoporto mancano le autorizzazioni», dice il sindaco di Bruzolo Mario Larotonda. Venerdì la sua amministrazione ha emesso una delibera di contrarietà al nuovo autoporto che è stata inviata al Presidente del Consiglio, al presidente della Regione, al prefetto di Torino e al sindaco della città metropolitana. Un documento simile di contrarietà all’opera è stato approvato una decina di giorni fa anche a San Didero, il cui sindaco Sergio Lampo torna a parlare di quello che è accaduto negli ultimi giorni e del progetto: «Vogliono fare un’opera che qui è stata fatta 40 anni fa e poi buttata via». Sono quasi le 23 e nel campeggio sono stati accesi alcuni fuochi, ombre furtive si intravedono intorno alla vecchia acciaieria e un poliziotto che scruta, prevede: «Anche questa, sarà una lunga notte».

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