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Economia
I parlamentari piemontesi in pressing sul governo

L’automotive è in crisi ma resta senza aiuti: «Tutto per l’edilizia»

Il viceministro Pichetto si giustifica: «Come Mise avevamo richiesto un miliardo per il mercato dell’auto»

Ponteggi, gru e impalcature invadono le strade di tutte le grandi città d’Italia e Torino non fa eccezione. Basta camminare per le vie del centro per osservare una città “impacchettata” come non si vedeva dal secondo dopoguerra. È la fisiologica conseguenza degli incentivi a pioggia erogati dal governo al mondo dell’edilizia, mai come nell’ultima legge di bilancio favorita rispetto alle altre voci della finanziaria. L’entusiasmo del costruire corre e fagocita gran parte delle risorse disponibili, a discapito di altri comparti, altrettanto fondamentali specie per il territorio piemontese. A vestire i panni della Cenerentola è il mondo dell’automotive, che pure sta andando incontro alla più grande rivoluzione dei tempi moderni, lasciandosi alle spalle in motore a scoppio, in favore dell’elettrico. La domanda che abbiamo posto a chi siede in Parlamento è come un passaggio così epocale potrà avvenire senza incentivi.

«Sulla parte di transizione industriale c’è una dotazione di 150 milioni di euro all’anno, dal 2022 – ricorda il viceministro allo Sviluppo Economico Gilberto Pichetto -. È poco secondo la valutazione che faccio io e servirà un grande sforzo per il 2024, 2025 e il ‘26». Se per la transizione si contano le briciole, per la parte relativa al mercato dell’auto riecheggia il vuoto assoluto. «Come Mise avevamo richiesto un miliardo – sottolinea ancora Pichetto -, ma quelle risorse sono state spostate per coprire ulteriori interventi sui costi delle bollette». Cosa fare dunque? «Come ha avuto modo di dichiarare il ministro Giorgetti, la questione verrà valutata quanto prima dal Governo».

In attesa di vedere da parte del esecutivo un’azione muscolare che tarda a venire, i parlamentari piemontesi affilano le armi. «Ho dato la mia personale disponibilità per organizzare un incontro trasversale con i politici del territorio» spiega l’onorevole Mauro Laus (Pd). «Vogliamo fare in Senato, quello che è già stato fatto alla Camera». L’obiettivo, prosegue Laus, è esercitare delle «pressioni parlamenti sul governo, al di là dello schieramento politico». In questo senso, anche la Lega dell’onorevole Riccardo Molinari e ItaliaViva sarebbero pronti a firmare una mozione in difesa del mondo dell’auto. «C’è poca sensibilità da parte del governo sulla questione automotive – attacca il capogruppo di Leu alla Camera Federico Fornaro -. È un dato oggettivo che va supeato. L’automotive non è solo Stellantis, c’è tutto un tema di indotto che non deve essere preso sotto gamba. Crredo sia giusto rivendicarne l’importanza».

Va detto, come non manca di sottolineare l’onorevole Giacomo Portas (Moderati), che il mondo dell’auto ha goduto per anni della fetta più grande della torta. «Nell’ultima legge di bilancio hanno puntato tutto sull’edilizia, che era in crisi da anni. È stata una scelta ponderata che genera indotto, ma a pagarne lo scotto è stata l’automobile, che per anni ha goduto di incentivi eccezionali in Italia». Tuttavia viene spontaneo pensare che la ripartizione delle risorse averebbe potuto essere più razionale. «Avrebbero dovuto bilanciare meglio i due settori portanti dell’economia italiana – rimarca Portas -. È presumibile che nel 2022 si penserà all’automotive con provvedimenti mirati. Credo che il premier Draghi sia più che consapevole che l’auto vive un periodo di crisi e ha bisogno di essere sostenuta». Tiene alta l’attenzione sul tema l’ex sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino, che chiede di istituire un tavolo con i parlamentari delle sette regioni dove si producono auto e furgoni, vale a dire Piemonte, Lombardia, Abbruzzo, Campania, Basilicata e Molise. «Invece di presentare la solita interrogazione che lascia il tempo che trova, il tavolo porterebbe avanti una risoluzione parlamentare per intervenire su un settore specifico. Il governo sarebbe obbligato a intervenire». E, aggiungiamo noi, i lavoratori del mondo dell’auto scaccerebbero di dosso la sensazione del condannato. Legato a filo doppio a un motore a scoppio in via d’estinzione.

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