IL CASO. Pene ridotte per Erik Romano e il padre Claudio

L’assassino del biker fa causa all’azienda della pallottola killer

Il proiettile sparato per terra si era frantumato. Le istruzioni dicevano che non sarebbe successo

Due ventenni e un gruppo di motociclisti, una lite furibonda nel parcheggio di un ristorante, una pistola che fa fuoco, un motociclista, Alessandro Gino, biker degli Hells Angels, ucciso a 47 anni dal frammento di un proiettile di rimbalzo e un altro travolto in auto e ricoverato con un femore rotto. Una serata tragica, quella del 12 gennaio 2017 davanti al rifugio L’Aquila di Giaveno. E un processo con rito abbreviato per omicidio che ieri si è concluso in secondo grado con una riduzione delle pene.

Gli imputati erano Eric Romano, 21 anni, difeso dall’avvocato Luca Cianferoni, e il padre Claudio Romano, 56 anni, difeso da Stefano Tizzani e Ezio Bisio. Entrambi sono stati assolti per il tentato omicidio di Pierluigi Ozzello, il 51enne travolto dall’auto guidata da Manuel Morisciano, cugino di Eric, che per l’omicidio consumato aveva scelto il dibattimento ed era stato giudicato “non colpevole”.

La Corte d’Assise d’Appello presieduta da Fabrizio Pasi, per Eric e suo padre ha anche escluso la premeditazione, ma le generiche sono rimaste equivalenti all’aggravante dei futili motivi. Così, rimaste invariate le statuizioni per le parti civili, si è passati da 16 anni di reclusione a 14 anni e 8 mesi per Claudio Romano, da 18 a 16 per suo figlio Eric. Era stato il ragazzo, due anni fa, ad aprire il fuoco con una pistola Glok. E ad uccidere Gino sarebbe stato un frammento di proiettile che avrebbe cambiato traiettoria dopo aver impattato sul terreno.

Una ricostruzione compatibile con il racconto dello stesso Eric Romano, che ha sempre sostenuto di aver sparato contro l’asfalto e di non aver mirato ad altezza uomo. E un dettaglio, il fatto che il proiettile si sia frantumato, tutt’altro che irrilevante in questa storia che quasi certamente non si può considerare chiusa qui.

Soprattutto se si crede a ciò che ha sostenuto Eric, che ha affermato di essere un tiratore esperto e ha aggiunto di conoscere molto bene l’arma che impugnava quella sera. Pallottole comprese. «Le istruzioni – ha sostenuto il ragazzo – assicuravano che non si sarebbero frantumate». E se questo non fosse successo, ritiene, probabilmente Gino non sarebbe stato colpito. Un’ipotesi, ovviamente. Una possibilità che alla fine, nel processo finito ieri, non ha avuto un peso determinante, ma ora potrebbe averlo in un altro procedimento, visto che l’avvocato Luca Cianferoni sta preparando una causa contro l’azienda che produce i proiettili.

«Ci stiamo lavorando», conferma il legale di lungo corso che adesso, con Tizzani e Bisio, attende di leggere le motivazioni della sentenza. La Corte d’Assise d’Appello le depositerà entro il 6 ottobre. Poi i legali potranno ricorrere in Cassazione.

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