museo bardo
Cronaca
IL CASO

L’assassino dei torinesi al Bardo era sul barchino diretto in Italia

Maher Gaïdi è stato arrestato all’alba di lunedì dalla Guarde Nationale della Tunisia

Lo hanno preso prima che salpasse con un barchino da Tunisi. Lunedì scorso. Pronto a navigare, nascosto tra i clandestini, verso l’Italia. Lo stesso Paese di cui da oltre sei anni, Maher Gaïdi, ha le mani sporche di sangue. Questo, infatti, sarebbe il nome che corrisponde a una delle fotografie diffuse dalla Tunisia dopo l’arresto dei migranti e in cui si riconosce uno dei macellai che hanno progettato l’attentato al Museo del Bardo del 2015. Il 18 aprile, per la precisione, giorno in cui insieme ad almeno quattro complici, Gaïdi aveva messo in atto quel massacro, progettato sotto la bandiera nera dell’Isis. Vennero uccise ventiquattro persone e una cinquantina rimasero ferite, la maggior parte turisti. Quattro gli italiani morti, undici quelli che schegge, proiettili e raffiche di mitraglia ancora se li portano addosso.

Massacro al museo

Alle 12.30 di quel giorno di primavera, due attentatori armati di khalashnikov e bombe a mano fecero irruzione al Museo del Bardo, dopo aver fallito il tentativo al Parlamento. Urla, raffiche di mitraglia, panico e morte in una manciata di minuti. Così che a terra, insieme con un poliziotto, due terroristi e una ventina di altri cadaveri, rimasero anche Antonella Sesino, un’impiegata del Comune di Torino e Orazio Conte, un informatico cinquantenne, sposato con Carolina Bottari, anch’essa dipendente di Palazzo Civico. Lei, però, restò ferita insieme alla collega Anna Abbagnale. Un gruppo di amici in crociera, organizzata dal “dopolavoro” per scoprire il Mediterraneo.

Preso l’attentatore

Le indagini seguite alla rivendicazione dell’Isis, arrivata in Tunisia il giorno dopo l’attentato, avevano da subito indicato in Maher Gaïdi, una delle “menti” se non il procacciatore delle armi che hanno falciato i turisti. Di fatto, l’unico vero colpevole che sarebbe stato arrestato in sei anni per quel massacro. E non certo per una sofisticata operazione investigativa. Maher Gaïdi, poi riconosciuto in una delle fotografie segnaletiche circolate sei anni fa, lunedì scorso era a bordo di una delle due imbarcazioni intercettate al largo delle coste di Nabeul e Sousse, che puntavano all’Italia. Nascosto tra una ventina di migranti, come annunciato dalla Guardia Marittima, specificando in particolare che lo stresso volesse raggiungere l’Italia insieme ad altri ventisei irregolari fra 20 e 34 anni.

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