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L’arte di fotografare nella doppia mostra che racconta un’epoca

“La rivoluzione siamo noi” e “Ketty La Rocca”, ecco le esposizioni che si aprono oggi fino al 2 ottobre in via delle Rosine e dedicate al decennio 1967-1977

Quello tra Torino e la fotografia è un amore che si rafforza anno dopo anno, e che in questa estate 2022 vive un momento particolarmente felice. Da oggi fino al 2 ottobre Camera – Centro Italiano per la Fotografia – propone “Camera doppia”: due esposizioni dedicate a esplorare il particolare rapporto tra fotografia e arte italiana degli anni Sessanta e Settanta. Ecco allora: “La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977” e “Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975” sono le due grandi mostre dell’estate torinese accomunate da un’unica azione, quella del “fotovivere”: un neologismo creato dalla stessa artista Ketty La Rocca che può estendersi a tutte le manifestazioni artistiche di quegli anni, rese eterne proprio grazie alla fotografia.

L’obiettivo è quello di raccontare attraverso le immagini un periodo straordinariamente ricco di stimoli visivi, intellettuali e sociali che ha dato vita ad una vivace dialettica tra fotografia e arte: “l’arte di fotografare l’arte”.

“La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977” (curata da Ludovico Pratesi e organizzata da Archivio Luce Cinecittà in collaborazione con Camera) segue l’evoluzione dell’arte italiana di quel decennio, attraverso 150 immagini provenienti dagli archivi delle gallerie e dei fotografi che parteciparono a questi eventi, ritraendo mostre, performance, dibattiti e azioni che caratterizzarono quegli anni. In questo frangente storico, sulla spinta delle contestazioni del ’68, l’arte esce dalle gallerie e dai musei per invadere il mondo ed entrare a contatto con la vita quotidiana, spesso con opere strettamente collegate ai profondi cambiamenti sociali e politici in atto. La fotografia diventa indispensabile per raccontare e documentare pratiche altrimenti effimere, e ciascuno dei fotografi presenti in mostra cattura uno spaccato diverso della scena artistica italiana dal punto di vista di tre città particolarmente aperte all’avanguardia e alla sperimentazione: Torino, Roma e Napoli.

Il percorso per immagini attraverso queste tre città scandisce il ritmo del percorso di mostra: Paolo Mussat Sartor e Paolo Pellion raccontano l’avventura dell’Arte Povera a Torino, Claudio Abate documenta la scena artistica di Roma, mentre a Napoli Mimmo Jodice cattura le performance dell’artista sciamano Joseph Beuys e le performance di Marina Abramovic ed Hermann Nitsch.

“Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975” (a cura di Raffaella Perna e Monica Poggi) esplora per la prima volta il rapporto tra Ketty La Rocca – una delle più importanti artiste italiane del XX secolo, esponente di primo piano della Poesia Visiva – e la fotografia, evidenziando il ruolo cruciale che questo mezzo ha avuto nel suo modo di rappresentare il corpo e la gestualità e nel documentare la sua attività performativa (www.camera.it).

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