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IL CASO Ieri i carabinieri a Palazzo Civico per l’incarico da 5mila euro al portavoce della sindaca

L’Appendino difende Pasquaretta. M5S: «Consulenza inopportuna»

Anche il Movimento chiede chiarezza, ma per il primo cittadino di Torino non c’è alcuno scandalo

Non è stata una giornata facile quella di ieri per il portavoce della sindaca, iniziata con i carabinieri a Palazzo Civico e finita con i consiglieri del M5S che gli hanno voltato le spalle. In mattinata alcuni militari in borghese si sono presentati in Comune e hanno prelevato negli uffici del vicedirettore Giuseppe Ferrari la documentazione relativa alla consulenza di Luca Pasquaretta per il Salone del Libro, in particolare l’autorizzazione alla collaborazione e i tabellari con i suoi orari di entrata ed uscita dal Comune.

I carabinieri sono poi andati anche negli uffici della Fondazione per acquisire il contratto della consulenza. Un fascicolo ancora non c’è, ma il pm Gianfranco Colace avrebbe disposto gli accertamenti per saperne di più su quei 5mila euro già liquidati: potrebbe infatti configurarsi l’ipotesi di truffa se il portavoce avesse svolto l’attività di consulenza per il presidente della Fondazione per il Libro, Massimo Bray, in momenti in cui era in servizio per Appendino.

A schierarsi in difesa del “suo uomo”, che per ora non sembra avere intenzione di sostituire, è la stessa sindaca in Sala Rossa in risposta alle richieste di comunicazioni avanzate dal capogruppo Pd Stefano Lorusso: «La procedura eseguita è stata corretta – ha precisato la prima cittadina – in quanto il 12 maggio del 2017 Pasquaretta ha fatto richiesta di autorizzazione per attività ultronea a supporto della presidenza della Fondazione per il Libro, proponendo un corrispettivo di 5mila euro per un massimo di 80 ore e dichiarando che avrebbe svolto l’incarico fuori dall’orario di servizio».

Pasquaretta è inquadrato come “collaboratore di staff”, il suo contratto prevede uno stipendio tabellare di poco superiore ai 26mila euro e una indennità di altri 17mila euro, per un totale di 43.564 euro lordi, importo sbandierato dal M5S a inizio mandato come esempio di riduzione dei costi della politica, per un orario settimanale di 36 ore. «Il collaboratore – recita l’articolo 6 del suo contratto – dovrà assicurare la propria presenza quotidiana in servizio e organizzare il proprio tempo di lavoro correlandosi in modo flessibile alle esigenze dell’incarico affidato alla sua responsabilità».

E il nodo è proprio questo: «La domanda – ha sottolineato Lorusso – posta è se durante lo svolgimento della sua attività di consulenza era in servizio per il Comune o no?». Alberto Morano della lista civica omonima ha rimarcato: «Ottanta ore in due settimane per svolgere cosa? Otto ore al giorno significa lavorarne 16/17 al giorno. Bisognerà comprendere a fondo le caratteristiche del lavoro svolto. Ma più in generale è la situazione a non convincere. Si è favorito un dipendente comunale al quale è stata pagata a tempo zero la parcella, mentre altri fornitori sono mesi che aspettano di essere pagati». Fornitori che, però, non vogliono essere “tirati in mezzo”: «Alle nostre aziende, alcune che non ricevono il dovuto dal 2014, interessa essere pagate. Non vogliamo strumentalizzazioni».

E se a difendere Pasquaretta c’è anche il vicepresidente del Salone del Libro nel 2017, Mario Montalcini, che ha dichiarato «qualcuno doveva coprire il ruolo di coordinatore delle presenze istituzionali, ho firmato io il bonifico del pagamento, per un lavoro che è stato fatto a testa bassa, senza risparmiarsi», a voltargli le spalle sono i suoi, la maggioranza del M5S: «Riteniamo – hanno scritto in una nota – che sia stato inopportuno il conferimento dell’incarico di consulenza, soprattutto alla luce del ruolo rivestito allora e a tutt’oggi dallo stesso Pasquaretta».

Un giudizio condiviso anche dal M5S in Regione Piemonte e dal suo capogruppo Davide Bono: «Condividiamo l’inopportunità e chiederemo anche noi che venga fatta al più presto chiarezza sulle eventuali responsabilità personali, a cui dovranno seguire decisioni politiche». E ulteriori approfondimenti sulla questione ci saranno, ma le porte della Sala Rossa si chiuderanno «per rispettare la normativa sulla privacy», ha concluso Appendino.

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