La chiesa di San Dalmazzo di via Garibaldi
News
VIA GARIBALDI

L’appello per la San Dalmazzo: «Ora riaprite la nostra chiesa»

La richiesta dei cittadini all’arcivescovo Cesare Nosiglia

Portone sprangato, muri coperti da scritte vandaliche e vetrate che stanno cadendo a pezzi. In queste condizioni versa la chiesa di San Dalmazzo di via Garibaldi, chiusa da un anno e mezzo dopo 400 anni di storia. La basilica, passata in gestione all’arcidiocesi il primo settembre 2018, dopo l’addio della comunità barnabita, avrebbe dovuto riaprire i battenti lo scorso anno, almeno stando alla lettera comparsa sulla facciata vergata dall’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, che prometteva «l’avvio dell’anno pastorale con una nuova destinazione». Ma al momento nulla si è ancora mosso, nonostante la manifestazione di protesta davanti alla chiesa organizzata circa un anno fa dai residenti e i commercianti del quartiere che frequentavano la rettoria.

Sono ormai solo più un ricordo le tante attività di volontariato che si svolgevano sotto il tetto di San Dalmazzo, come l’animazione del gruppo giovani e lo studio assistito per gli studenti. Per non parlare della messa delle 17.30 che riuniva il quartiere. Tante anche le illusioni sfumate, come l’idea di trasformare l’edificio in un liceo delle scienze umane con partecipazione religiosa, o il quanto mai necessario intervento di restauro delle vetrate che oggi si presentano tutte imbarcate e con alcuni vetri rotti. Il muro della navata su via San Dalmazzo è stato completamente imbrattato con la vernice spray dai vandali che hanno anche sfregiato il portone in legno centrale disegnando una stella satanica.

L’area introno alla chiesa inoltre è sempre più sporca, tanto che qualcuno ha addirittura lasciato un sacco dell’immondizia vicino alla scalinata. «Chiediamo che la chiesa di San Dalmazzo venga finalmente restituita ai cittadini che da troppo tempo hanno perso un importante punto di riferimento del loro quartiere» sottolinea il “Professor Lente”, presidente dell’associazione “Libertà di Parola per il cittadino”.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo