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Il Borghese

L’anticamera della rabbia

C’è l’emergenza povertà di cui si parla poco o in maniera frammentaria. Ma trascurarne il peso e anche i risvolti violenti che potrebbe innescare, sarebbe un errore clamoroso. Sappiamo, per altro senza definitive certezze, che da lunedì prossimo cominceranno le riaperture. Specie quelle delle aziende considerate strategiche, dando il via ad alcuni settori del commercio e, probabilmente dei servizi, ma poco o nulla si intuisce sui provvedimenti che il governo intende riservare a chi è da sempre fuori dal circuito virtuoso del lavoro. Un esercito, ora che ci si sofferma a far di conto. 450 mila individui, tra cui moltissime donne, solo in Piemonte, alcuni milioni a livello nazionale. Quelli, per intenderci che lavorano in piccole cooperative, gli ambulanti senza posto fisso, le badanti, gli addetti alle pulizie, le partite Iva. E poi quelli – e sono un numero abnorme – che lavorano in nero o si accontentano di lavoretti saltuari. Per molti di loro l’unico sostentamento in queste ultime sei settimane è stato rappresentato dai buoni pasti e dai pacchi di cibo offerti dal volontariato o dai servizi sociali. Noi lo abbiamo documentato con reportage nei casermoni popolari, di fronte ai banco pegni, e nei mercati, tra gli ultimi che raccolgono avanzi. Un popolo praticamente alla fame che ancora domina la disperazione, anticamera della rabbia. Per loro occorre un vero piano Marshall fatto di aiuti concreti. Qualcosa che assomiglia al sostegno d’emergenza, anche se queste pratiche – come il reddito di cittadinanza – non sono sempre condivisibili e pure difficili da applicare escludendo i profittatori. Una fase tre, se vogliamo immaginare un numero nell’emergenza che ha già una data di scadenza: ieri.

fossati@cronacaqui.it

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