L’Angelo e il Diavolo

Fonte: Depositphotos

La notizia è di quelle che dopo un attimo di shock, costringono a riflettere. Un bimbo di nove ha tentato di usare violenza sessuale su una compagna di classe. Tecnicamente, per gli educatori e per la polizia municipale l’atto rientra in quel bullismo diffuso che non risparmia i bambini. Anzi, a sentire snocciolare i dati, il fenomeno non solo esiste, ma è salito quasi al livello dell’emergenza. Tanto da spingere gli educatori ad organizzare dei corsi che in qualche modo insegnino a dominare la rabbia e a contenere certi stimoli che possono diventare violenti se si cresce in clima senza regole. Ma a pensarci bene, chi di noi, da ragazzino non ha sfiorato una compagna o non ha giocato al dottore, con quella voglia di scoprire il proibito ma con quel garbo sufficiente ad evitare le rampogne pesanti del confessore e le sberle di un paio di mamme scatenate? Ma allora, se ricordo bene il gioco era innocente e la paura delle reprimende imponeva un comportamento condizionato dalla paura. C’erano le regole, l’oratorio con il prete che riposto il pallone diventava un cerbero, c’erano i genitori e, pure peggio, i nonni che venivano da un mondo in cui una caviglia scoperta dava scandalo. Figurarsi il nipote beccato con le mani in pasta. E ora, cosa c’è? Magari un bimbo come quello di questa storia che diventa abusante perché è abusato, come dice il mio amico Alessandro Meluzzi, o semplicemente sta alimentando la propria educazione sessuale non curiosando tra cavoli e cicogne, ma cliccando su Youporn, in un clima che si è purtroppo decomposto al punto da cancellare le regole. Ben vengano i corsi, ben vengano gli insegnanti che sanno capire e coinvolgere le famiglie, ma non stupiamoci più di tanto se il bullismo sta scalando l’età più bella, quella dei bambini. I tempi in cui, all’oratorio si proiettavano i filmini di Don Bosco dove l’angelo piangeva quando un piccino faceva un gesto sconveniente e il diavoletto rideva felice, sono archiviati. E se si osasse mai riproporli ci manderebbero al manicomio.

fossati@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single