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Amarcord
29 LUGLIO 1900

L’anarchico Gaetano Bresci uccide il re d’Italia Umberto I

Cinque colpi tra la folla. Fu processato e condannato all’ergastolo

Il 29 luglio 1900, a Monza, l’anarchico Gaetano Bresci sparava i famosi colpi di pistola contro il re d’Italia Umberto I. Il re era in città per festeggiare la chiusura di un concorso ginnico: tra la folla si trovava anche il suo attentatore, un toscano emigrato negli Stati Uniti che aveva con sé una rivoltella a cinque colpi. Era determinato di vendicare i morti dei moti di Milano del 1898. Alle 22.30 si avviò alla carrozza, dopo essersi intrattenuto con gli atleti e, mentre la banda intonava la Marcia Reale, Bresci fece fuoco. Il re mormorò: «Credo di essere ferito!». Dopodiché, si accasciò sulle ginocchia del generale Ponzio Vaglia. Non fece in tempo a salutare per l’ultima volta la moglie, la regina Margherita.

Spirò probabilmente senza sapere il motivo della sua morte, né senza sapere il nome del suo attentatore. Bresci, identificato immediatamente come l’attentatore, rischiò di essere linciato dalla folla. Esattamente un mese dopo, il 29 agosto, Bresci fu processato e condannato all’ergastolo. A fronte alta, non si vergognò del suo gesto. Anzi, ebbe a dire: «Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio». Di certo, egli legò per sempre la sua vita a quella morte e a quella data storica: pochi mesi dopo, condannato all’ergastolo, Bresci moriva impiccato in carcere, in dubbie circostanze, il 22 maggio 1901. La memoria di re Umberto è invece ancora viva: a Monza lo ricorda l’imponente Cappella Espiatoria. Umberto I non fu l’unico sovrano europeo a subire questo destino: nell’ambito dell’estremismo europeo, c’era la convinzione che i re incarnassero davvero un principio.

Un principio divino oppure di ordine antico; in ogni caso, un principio che per certi sovvertitori andava abbattuto. La fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento videro crescere l’inquietante fenomeno dei regicidi ad opera di attentatori solitari: dei killer silenziosi ma lucidi, perfettamente sani di mente. Il 13 maggio 1881 due bombe stroncarono lo zar Alessandro II di Russia a San Pietroburgo, nel luogo dove oggi si trova la cattedrale del Sangue Versato. Elisabetta di Baviera, nota con il soprannome di Sissi, fu ammazzata da un anarchico italiano, Luigi Lucheni, nel 1898 durante un suo soggiorno a Ginevra. Subito dopo la morte di Umberto I, Alessandro I di Serbia fu assassinato da membri d el l’organizzazione Mano Nera.

Nel 1908, due attivisti repubblicani, Alfredo Costa e Manuel Buiça, spararono alla famiglia reale portoghese freddando il re Carlo I e suo figlio, l’erede al trono Luigi Filippo. Insomma: in Europa si respirava in quegli anni un clima inquietante, nel quale il terrorismo politico di matrice in genere anarchica o simpatizzante con l’estremismo voleva sovvertire l’ordine politico in corso. Si arriverà, il 28 giugno 1914, all’uccisione dell’erede al trono dell’impero austro-ungarico: Francesco Ferdinando, delitto che diede il fuoco alle polveri per lo scoppio della prima guerra mondiale.

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