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Politica
LO SCONFITTO

L’amarezza di Damilano: «Traditi da periferie disilluse e pigrizia dei partiti»

Per il candidato di centrodestra ha pesato l’astensione: «Il primo partito è il 60% di cittadini che non ha votato, la politica sta pagando per promesse non mantenute»

Una cifra più di altre rende amara la sconfitta per Paolo Damilano. Ed è quella che scurisce il volto del candidato di centrodestra al suo arrivo a Palazzo Civico, accompagnato dai figli Chiara e Luca per congratularsi con il vincitore e commentare i risultati. Non il numero di preferenze perse tra primo turno e ballottaggio dalla sua Torino Bellissima (che si accorperà con Progresso Torino), ma l’impennata che ha avuto l’astensionismo.

Damilano, cosa la amareggia di più della sconfitta?
«Un fatto sconcertante: il primo partito della città è rappresentato dal 60% di cittadini che ha scelto di non votare e non sarà rappresentato in Consiglio. Sarà necessario capire quali siano state le loro disillusioni, la rabbia o il perché sia mancata la voglia di partecipare. Torino sembra una città che non ha più voglia di lottare».

Era necessario fare di più?
«In vista del secondo turno ho percorso in lungo e in largo le periferie, dove ho riscontrato la più grande disillusione. Mi è sempre stato detto che troppo spesso le promesse elettorali non vengono mantenute. Noi abbiamo provato a convincerli: siamo arrivati tardi».

I partiti della coalizione si sono impegnati poco?
«I partiti sono stati pigri a livello locale: se i leader nazionali hanno dimostrato grande partecipazione, qualcun altro non ha creduto abbastanza al nostro progetto».

Lega e Fratelli d’Italia?
«Non abbiamo alcuna recriminazione perché abbiamo messo in piedi un progetto civico che ci ha portato a essere la seconda forza della città».

Crede che le ultime vicende nazionali e le divisioni interne al centrodestra abbiano pesato?
«Nell’ultimo periodo gli elettorati sono stati distratti da vicende anche di grande rilevanza, ma credo che purtroppo una parte dell’elettorato abbia confuso il piano nazionale con quello locale. Qui bisognava scegliere le persone, i progetti e un pochino l’elettorato è stato condizionato. Magari proprio un certo tipo di elettorato che ha scelto di non votare».

Ad esempio?
«I No Green Pass».

Si mai pentito?
«No, assolutamente. Ci ho pensato diverse volte e le posso confermare che lo rifarei, con lo stesso entusiasmo».

Cosa porta a casa da questa esperienza?
«Questa campagna elettorale mi ha mostrato una città sofferente e mi molto arricchito come persona: ho toccato con mano le criticità della nostra città, persone che ho conosciuto e visto soffrire, problemi a cui bisognerà dare risposte nei prossimi cinque anni».

Che tipo di opposizione farete?
«Faremo un’opposizione costruttiva ma attenta al fatto che gli obiettivi vengano raggiunti, specie gli investimenti sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Oggi il mio unico vero interesse è dare un contributo alla mia città».

Una proposta che porterà per prima in Consiglio?
«Sicuramente ci impegneremo per le manutenzioni delle strade, ma resteranno le priorità indicate nel programma. Riportare il lavoro a Torino e recuperare il declino industriale. Poi la sicurezza, che è uno dei problemi più sentiti dai cittadini».

E domani (oggi, ndr) cosa farà?
«Mi riposerò. Finalmente».

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