Stangate
Economia
L’ALLARME I costi di gas e luce minacciano la produzione

L’agonia delle imprese: «Bollette raddoppiate, così chiudiamo tutti»

Aziende in forte difficoltà per il caro energia senza fine. Si attendono aumenti anche di quattro volte maggiori

Gli aumenti folli di luce e gas stanno facendo tremare le nostre imprese che in certi casi si sono viste recapitare bollette dell’energia con importi doppi rispetto al solito. Un’impennata che continuerà molto probabilmente per tutto l’anno e che ha già ridimensionato la produzione delle aziende più “energivore”, come quelle che si occupano di trattamenti termici, lavorazione metalli e galvanica.

«Da 3mila euro la nostra bolletta è passata a 7mila, sono costi secchi che non si riescono ad ammortizzare e le aziende che non hanno la possibilità di difendersi rischiano davvero di chiudere i battenti» spiega Claudio Rizzolo, titolare dell’azienda Vibel Group di Nichelino, specializzata nella lavorazioni delle lamiere. «Aumentare i prezzi di vendita – aggiunge – è fuori discussione perché si uscirebbe dal mercato».

Il caso più eclatante è forse quello di Psa, azienda da trenta dipendenti di Nichelino che si occupa di brasatura dei tubi del motore delle auto. «Ad aprile di energia elettrica ho pagato circa 27mila euro e ora la bolletta è di oltre 50mila, praticamente raddoppiata» spiega il titolare, l’ingegner Giuseppe Scalenghe, che si dice molto preoccupato per il futuro. «Spendo 600mila euro all’anno di energia, ripartiti in 300mila per l’elettricità e 300mila per metano e idrogeno, ma con questi prezzi folli mi trovo a pagare 30mila euro in più ogni mese. Se questa situazione permane chiuderemo il 2022 in perdita».

L’ingegnere ha già pensato di stravolgere la produzione: «Per risparmiare non potremo più far lavorare tutti i formi assieme, ma questo significa allungare i tempi di consegna al cliente». Quali soluzioni adottare dunque? «Bisogna convincere il governo a prevedere finanziamenti, non a pioggia, ma per le aziende particolarmente colpite dal caro energia. In che modo? Calcolando l’incidenza del consumo sul proprio valore aggiunto».

Secondo le stime e le simulazioni di vari centri studi, rielaborate da Confartigianato Piemonte, nel 2022 i costi potrebbero superare addirittura il 200%. Un’azienda della plastica che utilizza annualmente 2,5 milioni di kWh avrà un aumento della spesa della materia prima del 289%, passando da 186 euro a 726 euro; un’azienda meccanica con 1,2 milioni di kWh/anno subirà un aumento del 287%, da 88 a 341 euro.

L’aumento per un’azienda della ceramica con 20.790 kWh annui sarà del 254%, da un costo materia prima di 1.798 euro a 6.372 euro, mentre per il gas con 1.921 mc mensili l’aumento sarà addirittura del 358%, passando da un costo medio mensile di 436 euro a 2.076 euro. E ancora: un caseificio che consuma 594.462 KWh/anno avrà un aumento del 281%, con costi che passeranno da 42.225 euro a 160.864 euro, mentre per il gas, a fronte di un consumo mensile di 20.112 mc, avrà un aumento del 398%, passando da una spesa media mensile di 4.188 ero a 20.882 euro.

«Questi sono solo alcuni esempi – spiega Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – se il livello della borsa elettrica si manterrà com’è attualmente anche per il 2022. Ci aspettiamo un intervento legislativo che vada ben oltre i 3,8 miliardi messi a disposizione». A esprimere forti preoccupazioni è anche Corrado Alberto, presidente di Api Torino: «In certi casi le spese di luce e gas delle nostre aziende sono addirittura triplicate. E’ necessario che il governo intervenga soprattutto per aiutare le piccole e medie imprese più a rischio».

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