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Spettacolo
NOBILTÀ

Lady Diana e i suoi amanti: “Ci fu anche Kevin Kostner”

Ecco le indiscrezioni di Dai Davis, ex incaricato alla sicurezza dei Windsor

A fine mese, il 31 agosto, saranno passato 20 anni esatti dalla morte di Lady Diana (di cui la Reggia di Venaria propone la mostra “Lady Diana. Uno spirito libero”) e mai come negli ultimi giorni si moltiplicano scoop e indiscrezioni sulla sua vita privata, prima e dopo il matrimonio con Carlo.

L’ultimo è legato alle rivelazioni di Dai Davis che dal 1995 al 1998 guidò 450 persone incaricate di proteggere la famiglia Windsor e fu testimone, a suo dire, di tutti i tradimenti della principessa, compreso quello con Kevin Kostner. Intervistato in esclusiva dal settimanale “Chi” in edicola oggi, Davis svela particolari inediti, dedicati a Lady D e l’attore hollywoodiano: «Dopo la separazione da Carlo – rivela nelle sue confessioni – Lady Diana ebbe almeno venti amanti. Le piaceva la caccia: essere cacciata o dare la caccia agli uomini, spesso sposati. Trovai bizzarro che frequentasse Kevin Costner, anche se Diana non avrebbe mai recitato in un film. Lui voleva farle interpretare il seguito di “The Bodyguard”. All’epoca non avevo particolari preoccupazioni per la sicurezza della principessa: a Kensington Palace, Diana era al sicuro. La preoccupazione principale era non mettere in imbarazzo la regina».

L’intervista però serve anche a smentire il gossip legato alla paternità di Harry che molti hanno messo in dubbio: «Quando Harry venne concepito, Diana e il maggiore Hewitt che diventò il suo amante, non si erano ancora incontrati e all’epoca i rapporti tra Carlo e Diana erano buoni. I capelli rossi di Harry sono un tratto della famiglia Spencer. Il principe era furioso quando qualcuno gli suggeriva di sottoporsi al test del Dna. “Sono figlio di mio padre”, diceva. Ed è vero». E l’incidente mortale al Pont de l’Alma? «La principessa quel giorno cambiò itinerario all’ultimo momento. Sarebbe dovuta andare in Italia, ma all’ultimo momento andò a Parigi con Dodi Al Fayed. Era impossibile organizzare un attentato con quel cambio di programma».

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