L’adorazione della piazza

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Il M5S sottoporrà l’adesione al governo al voto telematico su Internet. Sulla piattaforma Rousseau votano in media 25mila persone contro i 10 milioni di voti raccolti dai grillini alle ultime politiche, cioè il 2,5 per mille. È rappresentativo quel voto? No. È solo indicativo.

Ma la stessa accusa si può muovere alle manifestazioni di piazza che il centro destra annuncia per protestare contro la formazione dell’ennesimo governo in contrasto con la volontà espressa dagli italiani nelle urne. In realtà non è vero: i governi si formano in base ai voti delle ultime elezioni politiche. Non contano quelli delle successive regionali, e men che meno i sondaggi.

Detto questo, è la piazzolatria che irrita. Una volta si chiamavano “rivolte” (i Vespri Siciliani, le Cinque Giornate di Milano…) e forse per quello, o forse per il (relativo) successo ottenuto dalla piazza nella rivoluzione francese, il ricorso ad essa è per l’ambiente giacobino un rito sacro, cui si tende ad attribuire un’importanza esagerata. Per quello negli ultimi tempi i governi contestati organizzano contromanifestazioni altrettanto oceaniche. Lo hanno fatto De Gaulle, Al Sisi, Erdogan, Maduro e altri.

E poi le proteste di piazza, anche le più ostinate e violente, non hanno mai ottenuto effetti eversori. Al massimo contentini. Pensate alle varie ‘primavere’ nordafricane, ai Gilet Jaunes, agli ombrelli di Hong Kong. Il motivo è sempre quello: la piazza rappresenta solo se stessa. Gli elettori italiani sono 51 milioni e mezzo? Se anche ne scendesse in piazza un milione, sarebbero meno del 2%. E nessuno potrebbe mai dire che sono lì in nome del 98% rimasto a casa. Lo dicono solo loro.

collino@cronacaqui.it

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