FILIPPO POLITO
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IL PERSONAGGIO

L’addio a Pippo, l’amico che tutti vorrebbero [VIDEO]

Filippo Polito, dalla politica al giornalismo, tradito dal virus cinese. Commozione e sentita partecipazione ai funerali

Se uno avesse dovuto cercare un soggetto altamente raccomandabile per trascorrere un mezzo secolo tra scherzi, risate, cazzeggi, bevute, burle non avrebbe dovuto andar lontano. Bastava guardarsi intorno e in un attimo compariva lui, Filippo Polito. Era onnipresente, ti giravi e te lo trovavi di fianco, con le sue battute, le sue gags, i suoi momenti di folle simpatia. Era il Paolini degli anni ’70 e ’80, quando, dietro ogni campione sportivo intervistato in TV, compariva lui. Era, perché se n’è andato in un cupo mattino, atterrato dal morbo, lui che da ragazzo, con le sue prese di lotta greco-romana, si mangiava sportivamente gente alta due spanne più di lui.

Sì, Pippo era un grande insostituibile cazzeggione ma anche un idealista, che suo papà Domenico portò a quindici anni in via Cernaia e poi in corso Francia 19, sedi del MSI, di Giovane Italia e Fronte della Gioventù, dove lui si fece immediatamente notare. Si fece subito apprezzare dai “fascisti”, come dai politici dell’arco costituzionale venivano definiti (pensando ingenuamente di offenderli) i tanti giovani come lui che credevano in uno Stato forte e dignitoso, nella patria, nei valori permanenti della lealtà, del rigore morale, della fedeltà agli ideali in una società già allora decadente.

Lo stimavano, i camerati: non era di tante letture, Polito, anche se si rifece più avanti, intraprendendo una bella carriera di giornalista. Ma era coraggioso fino alla temerarietà, il piccoletto, come quando, distribuendo volantini davanti alla porta due della Fiat e aggredito da decine di compagni, reagì da eroe incosciente, mettendoli in fuga fino ad inseguirli dentro i cancelli, che si richiusero alle sue spalle. Ci volle Otello Barontini, storico attivista della destra, che attraverso le sbarre acchiappò per il bavero lo zelante custode e lo “convinse” a riaprire immediatamente le porte, per consentire ad un drappello di giovani sodali di andare a recuperare il soldato Pippo e portarlo in salvo.

Era un discolo da piccolo, è rimasto un amabile scavezzacollo fino a quando se n’è andato, ma fu capace di fondare ed animare una delle prime e più seguite emittenti private, radio Gamma. Di lì iniziò la sua grande passione per il giornalismo, che tuttavia non gli fece mai dimenticare il primo amore: la politica. Venne eletto consigliere comunale a San Mauro e conquistò la fiducia e l’apprezzamento dei colleghi, che lo elessero loro Presidente. Chi non l’ha conosciuto ha perso tanto.

I suoi sorrisi e la sua sbalorditiva empatia, capaci di far fermare per strada perfetti sconosciuti, dalle ragazzine di 18 anni ai burberi anziani, abituati alla diffidente freddezza sabauda e stupefatti di fronte alla sua seduttiva capacità di farsi benvolere. Chi invece lo conosceva sente un vuoto incolmabile, una dolorosa e amara tristezza, il rimpianto di una perdita inattesa e lancinante. Ma anche la speranza, chissamai lui sappia sorprenderci anche stavolta, di poterlo riabbracciare chissadove. Ciao CSK

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