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Cronaca
LA STRAGE

L’addio di Rivarolo alla coppia uccisa. La figlia disperata: «Mi sento persa»

Duecento persone ai funerali di Osvaldo Dighera e Liliana Heidempergher alla chiesa di San Giacomo

Una folla di 200 persone è radunata dentro e fuori la chiesa di San Giacomo a Rivarolo. Nella cittadina canavesana, con il lutto cittadino, c’è un silenzio irreale. Le persone arrivano dalle vie laterali e raggiungono la chiesa nel cuore della città per i funerali dei coniugi Dighera barbaramente assassinati dalla follia omicida di Renzo Tarabella. C’è poca voglia di parlare, c’è un rispettoso silenzio. Poco dopo arriva la figlia Francesca, scende insieme al compagno Ernesto, viene subito attorniata da tanti amici, parenti che le porgono le condoglianze. Poi arrivano i feretri. Due bare identiche per Osvaldo Dighera e Liliana Heidempergher, 74 e 70 anni, come identico è stato il loro destino. Un mazzo di rose bianche è deposto su ognuna di esse. Si fermano pochi attimi sul sagrato e poi vengono portate all’interno della chiesa dove don Raffaele Roffino celebra la messa funebre. «Siamo qui riuniti come comunità cristiana – dichiara il parroco nell’omelia – per stringerci attorno a Francesca e pregare per Osvaldo e Liliana. Uniti nell’amore e nella carità verso il prossimo, persino quando il prossimo è il vicino di casa». È un omelia rigorosamente religiosa fatta di Fede e preghiera quella di Don Raffaele senza il minimo accenno all’accaduto. Neppure nelle parole degli ex alunni che al termine della cerimonia salgono al leggio c’è traccia della strage. Sono tutte parole, pensieri e ricordi riservati alla maestra Liliana. «Eri come una mamma – enuncia uno di loro – un mix di bontà e professionalità. Ci hai trasmesso la passione per la lettura e ci hai insegnato a riflettere e a scoprire il mondo. Da questa terra noi ti salutiamo». Ricordano i bellissimi momenti trascorsi sui banchi della scuola elementare dell’Istituto Immacolata Concezione di Rivarolo dove per molti anni Liliana aveva insegnato, ma anche le rimpatriate degli ex alunni a cui lei non mancava. «Sorridevi e gioivi per i nostri traguardi e piangevi per le nostre delusioni – ricorda una ex allieva – siamo tutti qui per te, per dirti addio, come tu ci sei sempre stata per noi». Infine è Francesca a prendere la parola, il tono fermo e sicuro accompagna un fiume di parole nel tentativo di riassumere le infinite emozioni e una vita piena, trascorsa con i due genitori che amava tantissimo e che gli hanno lasciato un vuoto incolmabile: «Cara mamma, caro papà tutto questo non ha senso. Tu, mamma, eri una donna dolce che hai dedicato la vita all’insegnamento. Tu, papà, eri un uomo buono sempre pronto ad aiutare tutti. Mi aspetta una prova durissima senza di voi, so che dovrò portare una maschera per mia figlia Caterina, a cui volevate tantissimo bene, perché lei non veda il mio dolore e possa sorridere. Tutte le volte che sarò in difficoltà penserò a voi a cosa mi avreste detto. Mi sento persa e provo un grande dolore. Vi saluto come eravamo abituati a fare alla sera, con la mamma, citando un libro di Gramellini, “Fai bei sogni” mamma e papà».

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