Mihajlovic
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AMICI E AVVERSARI

L’addio a Mihajlovic tra cori e striscioni: in migliaia ai funerali

L’ultimo saluto a Sinisa a Roma

Amici e parenti, ex giocatori e avversari di una vita, ma anche tanta gente comune: Sinisa Mihajlovic è riuscito a unire davvero tutti.

Stop alla Capitale

Roma si è fermata per qualche ora, la Capitale ha voluto omaggiare il tecnico radunando centinaia di persone nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica. Il Torino ha partecipato con il presidente Cairo, il direttore operativo Barile con il gonfalone del club, il tecnico Juric e il calciatore Pietro Pellegri, fidanzato della figlia di Mihajlovic, Viktorija. «È stato un onore lavorare insieme, era un amico con cui si è potuto discutere e collaborare – le parole del patron granata – ed era spettacolare come ogni giovane che toccasse lo rendesse un giocatore vero, facevano bene perché sapevano che lui credeva prima di altri in loro».

C’era anche la Lazio al gran completo, guidata da Sarri e da capitan Immobile con il presidente Lotito, oltre all’ex bandiera della Roma, Francesco Totti. Anche il Bologna, ultima squadra guidata da Sinisa, ha partecipato ai funerali con l’allenatore Thiago Motta in testa. E ancora gli ex giocatori Cerci, Gastaldello, Corradi, Fiore e Di Livio, l’ex presidente della Sampdoria Ferrero, un bolognese doc come Gianni Morandi e gli amici di una vita, Stankovic e Mancini.

Sono proprio loro, l’attuale tecnico blucerchiato e il ct della Nazionale («perdo un amico fraterno», ha detto), insieme a De Silvestri e Lombardo, a portare il feretro all’esterno della basilica. «Non è scappato davanti alla malattia, ha dato forza mostrando la fragilità dolce di un guerriero – le parole del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, durante l’omelia funebre – e Sinisa voleva diventare vecchio con tanti nipoti, è stato uno capace di dare un’occasione a chi non l’aveva mai avuta, è un saluto doloroso che ci lascia increduli».

«Internazionale»

Molto toccante anche l’intervento del rappresentante del governo serbo: «Incuteva il timore agli avversari, rompeva i pali, strappava le reti, i suoi palloni tagliavano l’aria e tutti i bambini lo imitavano, fa parte dei successi storici della Stella Rossa, della nostra nazione e non solo ma rimane nostro e vostro perché Miha era internazionale: una forza umana, un modo in cui saliva sul ring per affrontare le sfide del calcio e della vita, era un vincente di una specie rara ed è rimasto uguale nei confronti di tutti». E poi gli striscioni all’esterno della basilica: «Sinisa, non sarai dimenticato. Onore a chi gli amici non ha mai rinnegato» il messaggio degli ultrà della Lazio.

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