Giuseppe Marciante
Cronaca
IL PROFILO

L’addio a Giuseppe Marciante, illustre magistrato e gentiluomo

Già pretore a Ivrea, presidente di Corte d’Appello si è spento nella sua Catania

Ci ha lasciati un grande amico del nostro giornale. Giuseppe Marciante (per tutti Pippo), è mancato dopo una lunga malattia a Catania, dove era ospite di alcuni parenti. Ex magistrato di lungo corso, componente del Comitato Etico di Costruire!, la Onlus che aiuta Torino Cronaca nelle iniziative a favore dei cittadini, Marciante ha partecipato direttamente alle campagne a sostegno delle popolazioni terremotate del centro Italia, di quelle colpite dalle alluvioni ed è stato sempre in prima linea in altre numerose iniziative. Giovanile, nonostante i suoi 82 anni, dal 6 marzo scorso l’ex magistrato “non era più lui”: «Infatti, quel giorno – spiega l’avvocato Stefano Commodo che di Marciante era amico sincero -, mancò sua moglie Nana.

Per Pippo, come lo hanno sempre chiamato gli amici e i colleghi, è stato un colpo durissimo. E da allora non si è più ripreso». Nana era l’amore della sua vita. L’avevano trascorsa insieme, mano nella mano. Dopo la scomparsa della moglie, prostrato da un dolore profondo, Marciante aveva accettato l’invito di alcuni parenti a trasferirsi da loro in Sicilia, dove è deceduto. A ucciderlo è stato il Covid che si è aggiunto in maniera subdola ad altre patologie che lo avevano piegato. Dal Covid Pippo Marciante non ne è più uscito. La sua è stata una lunga carriera in magistratura, cominciata a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta a Ivrea. Una prima nomina da pretore che lui non dimenticherà più e che, come ha scritto, «ha illuminato l’intero mio percorso togato».

Un ruolo, quello ricoperto nell’Eporediese, particolarmente delicato, perché Marciante era stato chiamato a sostituire il giudice Germano che, al pari di Adriano Olivetti, ma su un altro versante, sotto le Rosse Torri ha fatto la storia. Il giovane magistrato non ha deluso, anzi, in breve è divenuto un punto di riferimento, ben al di là del suo ruolo istituzionale. «La figura del pretore – osserva Commodo – rivestiva un ruolo all’interno della società ed era profondamente legato al territorio». Una definizione che Pippo Marciante aveva preso alla lettera, dedicandosi anima e corpo al distretto giudiziario di sua competenza: dirimeva controversie e liti, ma se c’era da punire per affermare il principio di legalità, non si ritraeva.

Quando lasciò Ivrea venne rimpianto a lungo e di lui si ricorda la grande bonomia e la capacità di ascoltare e comprendere. Un’esperienza che poi lo ha portato a divenire pubblico ministero di punta della procura di Torino negli anni difficili ove mafia e terrorismo hanno insanguinato la città, per passare successivamente alla magistratura giudicante, fino a ricoprire il ruolo di presidente di Corte d’Appello e terminare il suo percorso presso la Procura Generale. Collocato a riposo, la sua esuberanza la indirizzò in attività di volontariato, nelle associazioni culturali e nella pubblicistica: «Giuseppe era una buona penna – ricordano Piero Gola e gli amici di “dumsedafe” -, i suoi scritti, per quanto seri e rigorosi, erano intrisi da una profonda ironia. Manifestava un gran desiderio di partecipare e, quando era il caso, anche di polemizzare, ma sempre con grande stile». L’ironia dell’ex magistrato emergeva anche in un aneddoto che lui raccontava agli amici: a Torino viveva un pregiudicato, titolare di un noto night club che. per quegli strani scherzi che la natura fa, era pressoché identico a lui. Tant’è che un giorno, mentre passeggiava per la città, Pippo Marciante fu preso e ammanettato dalla polizia e sbattuto in gattabuia perché nessuno credeva che lui fosse un giudice. Solo dopo ore l’equivoco fu chiarito e il magistrato fu rilasciato con tanto di scuse. Di recente Giuseppe Marciante è stato uno dei promotori, insieme al professore Giuseppe Valditara, di “Lettera 150”, l’appello di 150 docenti universitari a favore della rapida elaborazione di un piano per uscire, in condizioni di sicurezza, dal blocco del Paese e per contrastare l’epidemia da Covid. «Un appello – aveva scritto Marciante – che è un forte messaggio di speranza e di fiducia nelle energie positive della nostra Nazione contro la rassegnazione, l’immobilismo, il pessimismo e la paura».

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