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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Lacrime di coccodrillo

La tegola era nell’aria. E ieri è arrivata, puntuale e pesantissima. I danni della siccità, per i quali incolpiamo l’effetto serra, i buchi dell’ozono, gli stravolgimenti climatici e forse anche il soprannaturale, ammontano ad un miliardo di euro. Conto approssimativo perché siamo a solo a fine giugno e l’estate che ci aspetta è ancora assai lunga. Confagricoltura stima che il 30% della produzione di mais, riso, frutta e immagino ortaggi, sia già andata perduta, e aggiunge che esiste il rischio che nelle prossime settimane la situazione peggiori. Il che apre scenari drammatici: la chiusura di piccole e medie aziende agricole e gli aumenti di prezzi per il consumatore il quale, essendo l’ultimo della filiera finisce sempre per essere il più bastonato. Insomma un grido di dolore ma anche e soprattutto la conferma di un’ignavia politica che ha sottovalutato – o sarebbe meglio dire ignorato – l’agricoltura e di conseguenza lo stato di fiumi e torrenti, l’inadeguatezza dei bacini di raccolta, la mancanza di invasi. L’acqua c’era e dunque perché preoccuparsi? Peccato, per dirne una, che la rete di distribuzione sia un colabrodo (dicono gli esperti del settore che ne disperdiamo il 20/30 per cento a causa di condotte ammalorate), mentre non si è mai calcolato il fabbisogno delle singole aree agricole, al sud come al nord. Già, l’acqua c’era. O almeno c’era la mano santa del buon Dio. Peccato che le preghiere e le danze per la pioggia non funzionino, e servano impegno, ingegno, volontà politica (mi auguro bipartisan) e soldi. Tanti, quanti non può darcene neppure il tanto sospirato Pnrr. Ne conseguono alcune domande: quanti anni serviranno per garantire invasi e scorte sufficienti? Quanto si dovrà investire per riparare le condotte? E per i fiumi, abbandonati a loro stessi, chi metterà mano ad una politica di pulizia e di recupero? Aspettiamo tutti le risposte, intanto ci piangiamo addosso.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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