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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

L’accisa dei sindaci

Redigere una legge di bilancio, quella che brutalmente si definisce «la manovra» deve essere più o meno come stabilire il prezzo della benzina: ci sono situazioni oggettive – prezzo del petrolio per la benzina, obiettivi da finanziare per il governo – e poi ci sono le accise. Ossia, al netto di guerre in Etiopia o in Libia, in una legge di bilancio ci si infila dentro un po’ di tutto, poi magari si vede che cosa resta attaccato quando si cerca di togliere il superfluo o trovare gli accomodamenti. Quindi, ecco altri soldi per la sempre commissariata e dispendiosa Alitalia – in questo caso per la cassa integrazione dei dipendenti, quando sarebbe stato più divertente pignorare la liquidazione dei manager disastrosi -, spostamento di casse previdenziali, un taglio a un bonus e una estensione a un altro, e poi il contentino ai sindaci. Perché si sa che fare il sindaco è un lavoraccio: basta un niente per finire in tribunale, anche quando le responsabilità possono essere di una banda di teppisti, del meteo, di una alluvione, della cometa di Halley, dei predecessori – un mantra molto amato da qualunque forma di governo e amministrazione -, dei consiglieri fraudolenti o incapaci… Per questo qualcuno deve aver pensato di infilare nella manovra l’aumento de ll ’indennità, praticamente raddoppiata per quelli delle città metropolitane come Torino, equiparandola a quella dei presidenti di Regione. Domanda: a quale necessità obiettiva e/o richiesta rispondeva questa cosa? Ah, scorrendo la bozza ieri pomeriggio ho notato anche i fondi per il Giubileo del 2025, perché bisogna pensarci per tempo. Quanto alla riforma delle pensioni, per un anno facciamo così, poi si vedrà, devono essersi detti…

andrea.monticone@cronacaqui.it

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