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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

L’accelerazione? Il virus se la ride

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Il treno del Covid, messo lì con segni di trasformazioni interne assai costose in bella mostra, come se potesse indicare il grande sforzo tecnologico contro ‘sto maledetto virus, di fatto ci fa capire meglio – se ancora ce ne fosse bisogno – che siamo in mezzo a un guado pericoloso. E mentre ci si chiede se quel treno è lì pronto a trasportare altrove i malati gravi per cui non si trova posto in terapia intensiva, ecco che spunta qualcuno per rassicurare gli astanti e dice che «è stato attrezzato soprattutto per la formazione». Un treno? Ma via, per la formazione bastava riadattare un capannone qualsiasi. Garantisco che non c’è problema per la scelta. Dunque ammettiamo che tra gli stop&go di AstraZeneca, la continua telenovela dei vaccini annunciati ma che tardano, la mancanza di medici e infermieri, i tempi per allestire centri vaccinali (mentre tornano di moda gli hot spot dello sciagurato Arcuri, anche se non hanno più la primula), l’accelerazione invocata dal premier Draghi non c’è stata. E non vi sono segni che sia imminente. Di qui la strigliata a certi governatori che hanno allargato le braccia anche a chi non aveva diritto subito al vaccino, parlo di Toscana, Sicilia, Campagna e Puglia, in ossequio a politici, avvocati, magistrati, sindacalisti, docenti universitari con contorno di amici e parenti vari. E poi le task force del generale Figliuolo verso le zone più in difficoltà dimostrano che in Italia non cambia mai nulla. Un pantano a cui – come insegna il maestro Conte – si rimedia con le chiusure. E torna, anche oggi, il valzer dei colori. Rosso o arancione, magari scuro. Il giallo è lontano, le strade e le botteghe restano inchiodate. Per buona misura siamo ancora indietro con gli over 80, prima e seconda dose, mentre le prenotazioni per AstraZeneca subiscono defezioni. Ci servirebbero, in Piemonte, almeno 34mila vaccini al giorno, ma siamo (neppure) a quota ventimila. Giudicate voi.

fossati@cronacaqui.it

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