La zappa, questa sconosciuta

L’Istat dice che il sud si spopola. Ci informa anche che i paesi abbandonati in Italia sono circa un migliaio. Un’altra fonte dice 300, ma forse si riferisce a paesi di una certa estensione, escludendo i borghi. Anche l’Istat esclude dal suo conto gli agglomerati, gli alpeggi, le frazioni, le masserie e gli stazzi, contando i quali si arriva a 6.000 insediamenti abbandonati. E non da ieri. È curioso apprendere che i terreni e i casali della bassa e alta Langa sono oggi costosissimi e ricercatissimi dopo aver letto “La malora” di Beppe Fenoglio, che descrive la micragnosa e durissima vita dei langaroli della prima metà del ‘900. Emigrazione e inurbamento hanno sempre svuotato le montagne e le campagne meno favorite dalle condizioni geologiche, infrastrutturali e climatiche. E non servono gli incentivi. C’è chi recita il solito mantra dei “montanari che facevano manutenzione a boschi e prati evitando il disastro idrogeologico”, ma se andate a controllare il numero di guardie forestali pagate dallo Stato nell’Italia meridionale e insulare scoprirete che ce ne sono abbastanza da pettinare l’intera Italia verde. Il fatto è che lavorare la terra è duro, e se nessuno ti controlla non lo fai. Lo stesso vale per i salari di cittadinanza, le finte pensioni e tutte le altre forme di assistenza. Pagare la gente del sud per non migrare non basta, e pensare di sostituirli con gli arrivi neri è pura follia. Il sud si spopola come si sono spopolate le nostre montagne. I giovani ambiziosi e talentuosi vanno all’estero. Gli altri, lavorare per lavorare, preferiscono le pianure, dove si ara e si munge con le macchine. E la sera c’è da scegliere dove andare a donne o a far ribotta. Non c’è partita.

collino@cronacaqui.it

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