La vittoria di Falchera

Cinque anni possono sembrare pochi, parlando del tempo che è stato necessario perché nascesse il parco dei laghetti della Falchera: in realtà dovremmo dire che questi cinque anni hanno sanato una situazione che si trascinava da decenni. I due laghetti, infatti, sono figli dell’allargamento di Falchera, dalla vecchia alla nuova con l’edificazione delle caratteristiche torri: l’uso di materiale da scavo per spianare il terreno e renderlo adatto al l’edificazione, infatti, aveva creato questi invasi che in breve tempo si sono riempiti dell’acqua affiorante dalle falde sotterranee.

Pur facendo parte del panorama tipico del quartiere, non erano ma stati presi veramente in considerazione e in quella zona, come per molto tempo hanno denunciato gli abitanti del quartiere che si sono spesi in prima persona per salvaguardare il possibile, c’erano discariche, incuria, orti abusivi. Oggi i laghetti sono il secondo polmone verde di Torino, ospitano una pista ciclabile e spazi per attività. Sono, insomma, vivibili. Ed è una grande vittoria per un quartiere di periferia, questa periferia di cui si vuole sempre parlare male e di cui troppi tendono a dimenticarsi.

La periferia – anzi le periferie perché sono tante e ciascuna con un’anima – di Torino è fatta invece di territori vitali e spesso cittadini volenterosi che meritano piani dedicati e attenzione. Servizi, incentivi al commercio, viabilità, ma anche nuovi spazi verdi e strutture per giovani e anziani, magari in gestione mista tra Comune e associazioni. I laghetti di Falchera non hanno certo cancellato d’un colpo tutti i gravi problemi di questo quartiere, come molti altri colpito dalla crisi, ma possono essere visti come un segnale positivo.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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