SAGA FAMIGLIARE

La vita dei Donnafugata è come le rose. Ma il loro profumo non si può scordare

Un’esistenza straordinaria e oltre i limiti

«Non siamo altro che rose. Duriamo il tempo di un sorriso, di un ricordo da custodire, di una notte da ricordare. E quando ci voltiamo indietro di noi resta solo la scia debole di un profumo che è stato intenso» dichiara Corrado Arezzo De Spucches, Barone di Donnafugata, quasi al termine di una vita straordinaria. «ma come fan presto ad appassire le rose» gli darebbe manforte Faber, in una terra di confine dove tutto sfuma, i tempi non contano più e le rette parallele finalmente si incontrano.

La rosa è metafora di un’esistenza effimera, che sboccia prorompente, quasi chiassosa, per poi spegnersi, un petalo dopo l’altro – petali che per noi sono gli anni, i dispiaceri, i distacchi, le sconfitte.

Ma una rosa è unica e bellissima: dalla varietà Tea alla selvatica, da quella più antica all’ibrido ardito dai colori impossibili, ciascuna spicca e regna sovrana nel giardino che l’ospita, nel cuore che l’accudisce. È vero, la scia di profumo che lascia dopo di sé è labile, fuggitiva, facile a mischiarsi coi gelsi, il petricore e il salmastro, ma non è forse l’olfatto il senso connesso in modo più istintivo e intimo alla memoria?

Così la vita di Corrado non può che restare: tra le stanze della sua casa, tra i muri di Ibla, i palchi del teatro, nei ricordi, nelle parole di un romanzo. In Donnafugata di Costanza DiQuattro (Baldini+Castoldi, 17 euro; ebook 9,99 euro) seguiamo “Oscenza” nella sua maturità e nell’infanzia, negli ideali giovanili e nelle difficoltà di padre e di nonno: una storia in cui presente e passato si rincorrono, si rispecchiano, trasformando la linea ordinata di date e fatti in un vortice, in cui il futuro è già accaduto e ciò che è stato può essere ancora vissuto; una storia che tocca la Storia, vi entra – Corrado fu prefetto di Noto durante la spedizione dei Mille, deputato e senatore del Regno d’Italia, commissario governativo all’Esposizione Universale di Dublino – ma poi se ne discosta.

Amico fidato, nobile illuminato, intellettuale per scelta, “circondato dalle fimmini” della famiglia, accolte e amate con tenerezza, protette a qualsiasi costo: Corrado sembra troppo moderno e vitale per la Sicilia ottocentesca, o troppo e basta, di quel troppo che fa sentire minacciati gli dei. Ed ecco allora che certi sogni, politici e non solo, restano tali, al mattino si dissolvono e lasciano la bocca amara, ecco che le perdite e le prove logorano anche la carattere più resistente, che le cammurrie grandi e piccole fiaccano.

Alla fine però resta la rosa, fragile ma dall’incanto imperituro, resta l’uomo del suo labirinto… ma ne è lui stesso l’artefice e sa sempre come uscirne: suscitando stupore e mancanza, con grazia ed esperienza, come un grande attore prima che cali il sipario.

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