silvio orlando momo
Spettacolo
«Il mio Momo per raccontare l’indifferenza»

“LA VITA DAVANTI A SÉ”. «La madre? E’ sempre lei l’inizio di tutto»

Silvio Orlando da martedì al Carignano con il testo di Romain Gary riportato al cinema da Sophia Loren

«Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita con tutte le preoccupazioni e tutti gli affanni. Ce lo ricordava sempre quando non si lamentava di qualcos’altro perché era anche ebrea. E anche la sua salute non era un granché ma vi posso dire fin d’ora che una donna come lei l’avrebbe meritata l’ascensore». Così Silvio Orlando il 1 giugno alle 19,30 sul palco del Carignano (fino al 13) introdurrà il pubblico nella Parigi degli anni Settanta nel quartiere multietnico di Belleville a casa di Momo, per raccontare “La vita davanti a sé”. È la storia di un bimbo arabo di dieci anni che vive nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta la quale sbarca il lunario prendendosi cura degli “incidenti sul lavoro” delle colleghe più giovani. Una storia narrata dallo scrittore francese Romain Gary nel romanzo “La vie devant soi”, pubblicato nel ’75 e adattato per il cinema nel ’77 con un’indimenticabile Simone Signoret nei panni di Madame Rosà, rivestiti recentemente da una altrettanto indimenticabile Sophia Loren nel film del 2020 diretto da Edoardo Ponti. E ora la veste teatrale di Silvio Orlando che firma anche la riduzione e la regia e dà vita a un intenso monologo, pur nella leggerezza e ironia di Momo, arricchito da una colonna sonora suggestiva creata da Simone Campa insieme con il suo Belleville Quartet, un ensemble multietnico con musicisti da Senegal, Marocco, Francia e Italia. «Si parla di tolleranza, tra religioni, identità culturali ma il tema forte è quello dell’assenza, della mancanza di tante cose, l’ attenzione da parte degli altri, l’ invisibilità delle persone – spiega l’attore napoletano -, poi, però, ho spostato il centro su un sentimento condivisibile da tutti il rapporto con la madre, l’inizio di tutto che ci portiamo dietro per tutta la vita». È la storia di un amore materno in un condominio di periferia abitato dalla «disperata sarabanda del quartiere di Belleville, tra spazzini mangiafuoco e transessuali campioni di boxe, ruffiani cardiopatici, esorcismi tribali, vite che vanno alla rovescia e un’improbabile storia d’amore toccata dalla grazia».

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