Isis: inchiesta a Torino, arrestati tre tunisini
Cronaca
IL PERSONAGGIO

La vedova nera del terrore reclutava le spose dell’Isis: trecento giovani nella rete

Bushra Haik è la grande indottrinatrice dell’Isis. E su Skype ha tenuto lezioni a Lara Bombonati

Il lavaggio del cervello andava in onda tutti i giorni su Skype, attraverso cinque gruppi di indottrinamento al martirio. Il primo di quei gruppi era dedicato ai fondamenti del Corano, il secondo all’interpretazione del testo sacro dell’Islam, il terzo riguardava l’insegnamento dell’alfabeto arabo e gli ultimi due, i più seguiti, erano rivolti ai segreti della cultura araba e alla memorizzazione del messaggio rivelato quattordici secoli fa da Dio a Maometto.

A prendere appunti, ciascuna davanti al monitor del proprio pc, 300 donne pronte a lasciarsi alle spalle i vizi del mondo occidentale per abbracciare la nuova fede che le avrebbe portate a sacrificare la vita per l’Islam più radicale. Tra quelle donne c’era anche Lara Bombonati, la ventiseienne alessandrina finita in carcere alle Vallette con l’accusa di terrorismo internazionale. C’era anche lei davanti al computer sistemato nella propria abitazione di Tortona, anche lei ascoltava gli insegnamenti di Bushra Haik, l’ex studentessa universitaria bolognese, cittadina canadese, fuggita in Arabia Saudita e ricercata dalla giustizia italiana dopo la condanna a 9 anni di reclusione stabilita dai giudici della Corte d’assise di Milano.

Bushra Haik, è questo il nome della grande indottrinatrice dell’Isis. Lara Bombonati, islamizzata Khadija,si era messa in contatto con lei quando aveva maturato l’intenzione di abbandonare il Piemonte per andare a combattere in Siria.

Nel decreto di fermo emesso dal pubblico ministero Antonio Rinaudo nei confronti della ventiseienne di Alessandria si legge a un certo punto che «la giovane convertita Lara Bombonati era entrata in contatto, con utenza jalyk, con Bushra Haik, cittadina canadese già dimorante a Bologna, amministratrice della chat skype delle sorelle musulmane, cui accedeva mediante l’utenza contatti con il nickname bushra_1, condannata per aver reclutato giovani convertiti avviati alle attività belliche nelle fila dei combattenti per il Califfato e per la sua organicità nelle fila dell’Is stesso».

Stando a un’inchiesta condotta alcuni anni fa dalla magistratura milanese, la 32enne Bushra Haik avrebbe convinto un numero incredibilmente alto di donne occidentali a lasciarsi alle spalle le loro vite di tutti i giorni per sposare il Califfato e combattere contro l’Occidente.

Lo avrebbe fatto con Lara, lo avrebbe fatto in passato anche con un’altra giovane sposa dell’Isis: la 30enne Maria Giulia Sergio. E anche di Maria Giulia, forse morta in Siria a causa di alcuni problemi di salute, si parla nel decreto firmato da Rinaudo quando, sempre in riferimento alla chat delle sorel le musulmane, si sottolinea «la partecipazione della altrettanto giovane e plasmabile Maria Giulia Sergio, collegata con il nickname fatimaalzahra87».

E anche l’islamizzata Fatima, come è accaduto per la canadese Bushra, è stata nel frattempo condannata a Milano a 9 anni di carcere per terrorismo internazionale e organizzazione di viaggi a fine di terrorismo: è stata ritenuta colpevole di essersi unita allo Stato Islamico in Siria per combattere la jihad. Non si sa con precisione dove si trovi adesso, di lei non si hanno più notizie da mesi. E secondo la sorella Marianna, anche lei convertita all’Islam, Maria Giulia sarebbe nel frattempo morta in Siria: «Non credo che mia sorella Fatima sia ancora viva – aveva spiegato qualche mese fa la donna -, perché era tanto malata».


Lara, Maria Giulia, Marianna. Ma non solo loro. Sono centinaia le donne arruolate e indottrinate da Bushra Haik. L’ex studentessa universitaria di Bologna amava ripetere alle sue numerose allieve che «prima viene la jihad e poi la famiglia, prima c’è la guerra santa e poi lo studio». Parole che erano state rivolte anche a un’altra giovane ragazza italiana che aveva chiesto però di rimanere anonima: «Mi diceva che non dovevo andare all’università, che mi avrebbero detto cose sbagliate. Che dovevo trovarmi un marito e che lo studio era secondario. Mi spiegava che per noi musulmani vivere in un paese non islamico è haram, proibito. Che dovevo trasferirmi in luoghi come l’Arabia Saudita o la Siria. Ci penso spesso: se non avessi avuto una mente stabile, sarei partita anch’io per la Siria. E forse a quest’ora sarei morta».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo