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Il Borghese

La triste faccia della medaglia

Come sempre una medaglia ha due facce. Quella parzialmente rassicurante che si trae dal rapporto di Unioncamere sulla natalità delle nuove aziende con un saldo che torna positivo (ma non lo è se paragonato anche solo al 2019) e l’allarme di chi ruota attorno a quello che è stato il settore produttivo più importante del nostro territorio, vale a dire l’automobile in tutte le sue declinazioni. Così, se da una parte leggiamo che le nuove imprese sono 24.958 in tutto il Piemonte, dall’altra dobbiamo registrare che nello stesso periodo ci sono state 20.288 cessazioni. Uno tsunami con cifre che non raccontano le storie drammatiche di chi ha chiuso e non ci dicono quale solidità possano avere quelle appena nate.

Figlie improprie di quelle fallite o imprese singole di chi magari ha perso il lavoro durante la pandemia e ora tenta la sorte aprendo un negozietto di fiori. Fare un quadro economico e industriale basato soltanto su numeri o peggio su percentuali sappiamo tutti che non è realistico, specie qui dove a partire da Stellantis per arrivare alla componentistica si registrano dati veri, drammatici nella loro crudezza con 5mila e 700 posti di lavoro persi. E altrettante famiglie in agonia. Già, perché tra esuberi negli ex stabilimenti Fiat/Fca e lavoratori lasciati a casa nelle piccole e medie imprese dell’indotto, si è creato un piccolo esercito di persone che hanno dovuto inventarsi una nuova ragione di vita.

E non solo: le prospettive a leggere tra le parole di Carlos Tavares, il deus ex machina di Stellantis, noi italiani (leggi pure piemontesi) siamo indietro rispetto ai colleghi francesi, così come Fca è meno efficiente e preparata sull’elettrico di Psa. Il che, collegato agli abnormi costi per gas ed energia, ci portano ai confini della produttività richiesta dal mercato. È la faccia peggiore della medaglia che rischia di far moltiplicare esuberi, cessazioni di imprese e perdite di lavoro. Le cattive notizie forse sono già scritte nel piano industriale che Tavares nasconde nel cassetto. E dunque serve un governo che sappia farsi valere sia sul fronte internazionale, per difendere accordi nefasti, sia su quello interno per offrire sostegni e opportunità tagliando i prezzi dell’energia e sostenendo l’automotive, prima di concedere (come si fa da mezzo secolo) soldi e incentivi ai nuovi padroni della Fiat.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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