emergenza carcere
Cronaca
L’EMERGENZA

La testimonianza shock di un detenuto: «Viviamo coi topi, senza acqua né cure»

Al carcere Lorusso e Cutugno si mangerebbe anche «cibo a volte avariato»

«Nella mia sezione, il blocco C, sta diventando difficile resistere. Non c’è acqua corrente. Nella cella a fianco alla mia, l’altro giorno, un compagno è stato svegliato da un grosso ratto che gli rosicchiava la testa». Inizia così il lungo racconto, che un giovane detenuto – che chiede di non essere citato per nome – del Lorusso e Cutugno, ha rivolto venerdì scorso, quasi con disperazione, alla sua avvocata, Paola Rubeo, che da settimane sta scrivendo alla direzione e al Garante dei detenuti per segnalare la situazione «quasi disumana» in cui, quest’estate, sarebbero costretti a vivere i carcerati. Il Blocco C è lo stesso padiglione dove, circa due settimane fa, si è tolto la vita un 38enne pakistano.

«Nei giorni di grande caldo – dice il detenuto, che è entrato nell’istituto lo scorso novembre per un problema di droga – si può fare la doccia usando solo l’acqua bollente, quella fredda, non so perché, non funziona. La sera invece, l’acqua non c’è proprio. Per bere molte volte dobbiamo raccogliere i nostri soldi e comprare l’acqua nelle bottigliette di plastica».

Anche il cibo, racconta il ragazzo, che ha 35 anni, sarebbe un problema. «Molte volte – testimonia il giovane -vediamo sui carrelli dei pasti scaduti, che sono andati a male per il caldo. Molti di noi si sono ammalati di dissenteria». La questione degli alimenti a volte deteriorati per il caldo sarebbe comune anche nella sezione femminile. «Anche la mia ragazza, che è detenuta – aggiunge – mi dice che stanno spesso male per il cibo avariato per il caldo». Ma la questione più urgente, per il ragazzo, è quella sanitaria, sulla quale è stato aperto un procedimento del Garante, su segnalazione dell’avvocata Rubeo. «Ho l’Hiv e vorrei curarmi – precisa il detenuto, che si è disintossicato ed è seguito dal Serd – due mesi fa ho chiesto di potere iniziare la terapia, ma non mi hanno mai chiamato. Ogni volta che chiedo, mi dicono che poi la farò. Ma non è mai successo». Non solo. Il 35enne, che ha subito un incidente prima di entrare al Lorusso e Cutugno, aspetta di essere portato in ospedale da settimane, per un grave problema alla mano.

«Rischia di essere mutilato», ha scritto la sua legale alla direzione del carcere, dopo avere premesso: «Pur avendo fissato una visita ortopedica per ben quattro volte, negli ultimi quattro mesi, sarebbe emerso che il mio assistito non sia tuttavia riuscito a raggiungere il nosocomio per, così mi è stato riferito, carenza di personale infermieristico». La situazione sarebbe «talmente compromessa» ormai, sottolinea l’avvocata Rubeo, che probabilmente il ragazzo dovrà subire l’amputazione di un pezzo di arto. A nulla sarebbero servite le segnalazioni e le sollecitazioni della legale, che denuncia: «Si tratta di una situazione estrema e critica. Nella mia cultura giuridica il carcere deve avere sì una funzione punitiva, ma quest’ultima ora è diventata eccessiva e siamo ai limiti dell’anti costituzionalità per la violazione del principio della tutela della salute. Così il carcere non è più rieducativo».

Quello che spiace, afferma l’avvocata, è che «il giovane stava facendo un buon percorso di recupero». Come conferma l’assistente sociale che lo segue, il ragazzo si stava disintossicando e partecipava con regolarità ai colloqui con gli psicologi.

«Come ampiamente noto, e contenuto nella Carta dei diritti del detenuto – scrive Rubeo in una delle segnalazioni rivolte al Garante – chi si trova in carcere deve ricevere tutte le opportune assistenze, anche e soprattutto di natura medico sanitaria, in ossequio con quanto insegna la Costituzione all’articolo 32». «Ora – sottolinea, tra i vari aspetti, la legale – per ragioni che mi paiono poco chiare, al mio assistito è stata negata la terapia». Paradossalmente però, al giovane sarebbe stato somministrato un farmaco, il Lyrica, che lo avrebbe reso «dipendente» dal principio attivo del medicinale.

L’otto giugno il Garante del detenuti ha aperto un procedimento sulle condizioni di salute e sulle «cure negate» al giovane.

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