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Buonanotte

La terra senza l’uomo

Ecco “Versicoli quasi ecologici” , la poesia di Caproni che il Ministero ha proposto per la maturità. Non uccidete il mare, / la libellula, il vento. / Non soffocate il lamento / (il canto!) del lamantino. / Il galagone, il pino: / anche di questo è fatto / l’uomo. E chi per profitto vile / fulmina un pesce, un fiume, / non fatelo cavaliere / del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba / e l’acqua muore. Dove / sparendo la foresta / e l’aria verde, chi resta / sospira nel sempre più vasto / paese guasto: Come / potrebbe tornare a essere bella, / scomparso l’uomo, la terra Colpisce subito il grido di dolore per il lamantino e il galagone.

Vi sfido a dire che bestie sono senza andare su Google come me. La prima è una specie di tricheco che vive sulle coste dell’Africa, dell’India e dei Caraibi. Il secondo è una specie di scimmietta col muso da volpino che vive nella giungla africana subtropicale. Effettivamente, se si estinguessero, potrei suicidarmi. Che senso ha piangere per il lamantino e il galagone quando non siamo neanche ancora riusciti a censire i milioni di specie di esseri viventi che popolano la terra?

Perché angosciarsi per il delfino d’acqua dolce dell’Amazzonia quando si sono estinte nel silenzio decine di specie di galline ovaiole nostrane? Quanto all’invocazione degli ultimi due versi, mi associo a quanto scrive su Fb Carlo Santaruina: “La soluzione è semplice: basterebbe che tutti quelli che sognano una terra senza l’uomo si togliessero la vita, lasciando il mondo a chi vuole starci. Ma per tutti i profeti del “ah che bella la terra, ah che brutto l’uomo” sono sempre gli altri quelli di troppo.

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