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Il Borghese

La terapia della sicurezza

Che il pronto soccorso sia una trincea dove si incontrano, e spesso si scontrano pazienti, medici e infermieri, chi fa cronaca da una vita lo sa bene. Ma che ci siano state sedici aggressioni in un mese nei quattro ospedali dell’Asl Città di Torino, resta una notizia che non scalda il cuore. E che di fatto mette in evidenza una tensione sempre più palpabile, tra paure, attese che sembrano infinite, informazioni sulla salute dei pazienti che magari tardano per il grande lavoro che impegna medici e infermieri. Così dalle male parole ai fatti, meglio alle violenze il passo è breve e quelle porte di vetro che separano il fronte della sanità dal mondo esterno, diventano troppo fragili. E soprattutto facili da superare soprattutto da chi ha cattive intenzioni. Serviva, in questo clima, un atto di fermezza ridisegnando ruoli e doveri. Primo fra tutti quello di garantire la sicurezza in questi porti di mare dove l’imperativo è salvare le vite, agendo con una prevenzione immediatamente percepibile: la guardiania armata. Come nelle banche per proteggere i portavalori e gli impiegati. Prassi a cui siamo tutti abituati, anzi ne traiamo conforto. E così deve essere in ospedale dove il bene da proteggere vale ben di più che il denaro. E non solo: un clima di tranquillità aiuta il dialogo tra medici, pazienti e famigliari che quasi sempre sono quelli che danno fuoco alle polveri della polemica innescando conflitti che pagano insieme a sanitari e ammalati. La cura passa di qui, dalla consapevolezza che un pronto soccorso non può trasformarsi in un ring dove le prime vittime sono le donne in camice bianco.

fossati@cronacaqui.it

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