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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La tentazione dei vecchi vizi

Il conto alla rovescia è già cominciato, ma buona parte di Torino non se n’è ancora resa conto: i top del tennis mondiale stanno per arrivare in città, ma non si sente l’entusiasmo che sarebbe logico aspettarsi – o che almeno si aspettava chi ha puntato forte su questo evento, per portarlo sotto la Mole – e a dirla tutta non si respira quel senso di aspettativa che ha accompagnato, per esempio, i giorni precedenti il ritrovato Salone del libro. Ci si immaginava, forse, che a questo punto mezza città fosse imbandierata, paludata a festa nel segno del tennis, invece i segnali si limitano al villaggio di piazza San Carlo e qualche addobbo in sporadiche vetrine, come se fosse mancata una qualche strategia comunicativa (penso per esempio alle coccarde e le vetrofanie di Italia 150, senza voler tirare in ballo le Olimpiadi invernali del 2006). Come mai, tutto questo? La freddezza dei torinesi? Una superficialità delle istituzioni che non sembrano aver dato grande impulso alla comunicazione? D’accordo, forse al grande pubblico sfugge l’importanza di quest’evento dove purtroppo mancano nomi come Federer e Nadal e non basta la carica della finale di Wimbledon tra Djokovic e Berrettini che potrebbe ripetersi. C’è chi ritiene che questo torneo sia esclusivamente una chicca per appassionati e le cifre ufficiali – 10mila persone attese entro pochi giorni a Torino – non danno l’idea del suo rilievo. Poi è vero che la città era nel pieno di una campagna elettorale e forse nel passaggio di consegne si è inceppato qualcosa… Insomma, c’è il rischio di sprecare una ghiotta occasione, che peraltro si ripeterà per diversi anni? Sarebbe il triste, vecchio vizio di questa città. Una tentazione, quasi.
andrea.monticone@cronacaqui.it

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