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Cronaca
LA SENTENZA SHOCK

La stupra in bagno e la giudice lo assolve: «La porta socchiusa un invito ad osare»

La Corte d’appello: «Chiedendogli di sporgerle i fazzoletti lei gli diede delle speranze»

Era stato condannato per violenza sessuale un anno fa, con l’accusa di avere stuprato un’amica nel bagno di un locale in un cortile di via Garibaldi. Nei giorni scorsi la Corte d’appello ha assolto l’imputato, di 25 anni, scrivendo che non vi sarebbe certezza dello stupro perché la ragazza, lasciando la porta socchiusa del bagno, gli avrebbe «dato delle speranze».

Nelle motivazioni della sentenza, che sta già facendo discutere, i giudici (presidente Piera Caprioglio, consiglieri Giacomo Marson e Marco Lombardo) affermano: «Non si può affatto escludere che all’imputato la giovane abbia dato delle speranze, facendosi accompagnare in bagno, facendosi sporgere i fazzoletti, tenendo la porta socchiusa, aperture lette certamente dall’imputato come un invito ad osare». Parole che divergono nettamente da quanto stabilito dal tribunale: aveva inflitto due anni e due mesi (in abbreviato) all’indagato, come richiesto dal pubblico ministero Fabiola D’Errico, e aveva ritenuto attendibile la versione della parte lesa (assistita dall’avvocata Elisa Civallero), che era stata medicata all’ospedale Sant’Anna dopo lo stupro. La fanciulla nel bagno, dopo la violenza, aveva avuto un attacco di panico e aveva vomitato.

Era un pomeriggio del maggio del 2019 quando l’imputato, amico della ragazza, l’aveva incontrata in centro. Dopo avere bevuto alcuni aperitivi, i due ventenni erano andati in un bar. Qui la fanciulla aveva chiesto al giovane di mostrarle dove fosse il bagno: lui conosceva bene l’interno del cortile della palazzina perché aveva lavorato in passato in quel locale. La ragazza fa pipì e lascia la porta socchiusa come spesso si fa nei bagni piccoli e sporchi, poi domanda a lui di sporgerle dei fazzoletti. In quel momento l’imputato entra e la violenta, scrive la pm nel capo di imputazione, «girandola di spalle con forza e mettendole una mano sopra la bocca». Eppure, per la Corte d’appello, la giovane sarebbe colpevole di avere «provocato l’avvicinamento dell’imputato», chiedendogli di accompagnarla in bagno e di restare fuori dalla porta. Siccome poi, scrivono i giudici, il presunto stupratore, agli zii della ragazza intervenuti a soccorrerla, era parso «gentile», allora sarebbe credibile, perché «trattasi di atteggiamento molto lontano da quello dello stupratore». Quindi, conclude la Corte, l’imputato andrebbe assolto perché la giovane «si trattenne nel bagno, senza chiudere la porta, così da fare insorgere in lui l’idea che questa fosse l’occasione propizia che gli stava offrendo».

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